Domini arbitri civitatis Perusiae.

A tergo: Praestanti viro, domino Petro Paulo Venacio, secretario nostro dilectissimo, Romae.

Successo di Pisani con Fiorentini.

Domente queste cosse intervengono, Fiorentini, disposti di haver al tutto Pisa, vi mandò el suo esercito gubernato dal Duca di Urbin, atorno. Et in questi zorni acadete che, havendo Pisani a loro soldo Paulo Vitelli, el qual li rebelono et si acordò con fiorentini, et vene nel borgo di San Marco in compagnia de molti fiorentini, vestiti a la franzese tutti, con la insegna dil Re di Franza et de' Pisani, cridando: Franza! Franza! Et Pisani, credendo venisseno in loro ajuto, per esser esso Paulo in acordo col Re de Franza, ussiteno per venirli contra a farli festa a questo soccorso. Ma Lucio Malvezo, capetanio de' Pisani, vedendo andar fuora Pisani, li disseno non dovesseno andar, et che prima vedesseno che zente fosseno. Ma loro, di tanta alegreza li fusse mandato per il Re soccorso, ussiteno pur, et malle li colse, però che fonno messi in mezo da ditto Paulo Vitelli, et fo morti assa' Pisani; et si non era el capetanio dil Re de Franza, che ussite di cittadella per aiutarli, erano compidamente tutti morti o pigliati, et quel zorno fiorentini haveano la terra; ma Franzesi combatteno gagliardamente, et fo morti assa' zente di ambedoe parte, ma pur Pisani ebbeno la pegiore. Et poi separato la pugna. El qual capetanio franzese messe molti Pisani a guarda dil centro dil muro di la cittadella nuova, et fiorentini prese il borgo di San Marco, et quello tene; ma quelli di la cittadella li salutavano dì et notte con artilarie, et trevano bombarde a le caxe per ruinarle; et a la fine lassò ditto borgo. Questa battaglia fo fatto el dì di Santa Croxe, a dì 14 Settembrio, a hore 24 che li nimici veneno a quell'hora per non esser cognosciutti. El zorno da poi, fo a dì 15 ditto, arivò in Pisa el sig. Frachasso di San Severino con... cavalli, el qual fo mandato per il Duca de Milan, per nome de la Signoria de Venetia et d'altri confederati, et venne per mar. Et è da saper, che la liga terminono de aiutarli et mantenerli in libertà. Et el sig. Frachasso, zonto, li mandò uno suo trombetta in campo de' fiorentini, a notificharli da parte di la liga che i se levasseno de l'impresa infra 4 zorni, et, non facendo, se intendesse esser rotto guerra di la liga contro di loro. Et li commessarii de' fiorentini risposeno, che loro non rompeano liga alcuna, ma che vollevano la terra loro, et che el Re de Franza ge l'havea reduta, et però la volleano.

Questo fo divulgato si fusse; onde tal parole io non l'acerto, tamen la ragion persuade che le debbi esser state etc.; sì che, a questo modo, Paulo Vitelli rebelò li Pisani, et etiam sempre havia dato danno al paese. Et come vidi una lettera di uno Jacomo da Luca, scritta a dì 17 Settembrio in Lucha a uno Gerardo Arrigi, habitava in Roma, che etiam esso Paulo havia fatto da prima tuor li grani, et mandato in campo de' fiorentini, et cussì vendemar e toglier bestiami; sì che dove Pisani credevano esser aiutati, erano dannizati. Et in questa baruffa ditto Paulo Vitelli fo ferito a morte, et il fratello fo morto. Et è da saper, che fiorentini haveano, ut dicitur, fatto una stratagema et assa' degna astuzia; et feceno far do sachi di grossoni, di quelli valeano soldi 7 l'uno si bateno a Fiorenza; et quelli feceno dorar, adeo parevano fiorini d'oro; et questi mostrono a certi franzesi che steva col capetanio francese ne la cittadella di Pisa, dicendo vollevano darli al suo capetanio, si desse la forteza a loro, perchè cussì era la voluntà di la Majestà dil Re de Franza. Et quasi erano concordate le cosse; ma in questa baruffa fo preso uno fiorentino, el qual volendo esso capetanio franzese amazar, disse: Non mi amazate, che vi dirò cossa che vi piacerà assai haverla saputa. Et manifestò questo de li grossoni dorati, et etiam haveano fiorentini fatto far do some de capestri per impicharli tutti, et Franzesi et Pisani, et maxime esso capetanio, habuto che havesse li ditti danari. Unde fo molto a charo al ditto de intender questo; et deinde fo mortal nimico de' Fiorentini, et tenne sempre da' Pisani.

In questo mezo, Piero de Medici a Roma feva fanti, et, acordato con el sig. Virginio Orssini, volleva venir versso Fiorenza et ritornar nel stato, dischaziando la parte contraria. Et questo se intese a Venetia, a dì 19 Settembrio, per lettere di l'orator nostro a Roma. Dove poi, partito ditto Piero et venuto a Siena, in Fiorenza acadete che uno, chiamato il Serpe, portò alcune lettere di esso Piero ad Averardo de Medici, suo parente, homo veterano et animoso, pregando dovesse immediate vestir in forma di ragazo madona Alphonsina di casa Orssina sua moglie, la qual era in uno monasterio et stavasi, et che dovesse menargela. Unde, ditto Averardo vestite la ditta donna a modo ditto di sopra, facendo vista di andar a una sua possession con alcuni soi, et havendo questa donna, vestida da ragazo, una bolzeta a l'arzon e al brazzo alcuni lazzi con cavi[144] et uno capello con una capa di scherlato atorno, a cavalo, et cussì ussite ditto Averardo di Fiorenza, che niun de costei se n'avide, et andò a una sua possession, et zonse a horre do di notte. Poi, a hore tre tolse la volta de Siena, et presentò la moglie a Piero, non senza tenere lacrime di esser stato tanto a vederse. Et poi esso Averardo ritornò in Fiorenza. Et la Signoria già havea saputo questo; unde li 8 de la balia mandò per ditto Averardo, dimandandoli la cagione perchè havia fatto questo. Rispose, che per niuna età si dinegava, etiam a' rebegli, la mogliere; et quando uno non tratava cosse di stado, che non meritava reprensione, et che havia acompagnato la moglie al suo parente, et che si non l'havesse fatto, lo farebbe di novo. Et ditti signori, vedendo era ragion, non li feceno altro.

Come fu amazato domino Jacomo da Savona a Forlì.

In questo mexe di Settembrio, essendo andata la madona de Forlì, fo moglie dil conte Hieronimo, una matina con domino Jacomo Feo di Savona, so favorito, a la chaza con cavalli zercha 60, et quel zorno stando in piacer, per uno da Forlì, era scolaro, et uno da Imola, homo d'arme, el qual da ditto domino Jacomo era stà tenuto tre anni in carzere, con altri cinque, ferono una congiura dentro di una chiesia, di voler devorar ditto domino Jacomo, ritornando da la cazza. Et si messeno a la porta de Schiaonia sotto uno portico questi 7, armati con spada et roncha, et a hore una di notte veteno venir alcuni dopieri impiati, zoè madona in chareta ritornava in la terra, et ditto domino Jacomo a presso, confabulando con lei venia. Uno de li 7 conjurati se li fè incontra, et disse: Ill. mo Signor, io ho lettere dil rev. mo Cardinal di S. Zorzi. Et ditto domino Jacomo, tochandoli la mano, disse: Dove è le lettere? Et lui rispose: Signor, ve le darò adesso. E cavò una spada, tenendo domino Jacomo per un brazo, li dete una botta nel petto, et passolo da un canto a l'altro, dicendo: Queste son le lettere. Et il remor essendo grande, cridavano li altri de la congiura: Non si mova niuno, che madona et el signor si fa far questo; tamen non era la verità. Unde niuno per questo si mosse. Et madona si butò di chareta, intendendo queste parole; e andoe per grandissimo dolor in angossa. Molti soi favoriti et servitori la prese, et messela a cavallo, et corsero a la rocha, stimando la terra fesse qualche novità o tradimento. Et a hore 4 ditta madona si armò de tutte arme, e vene dove era stà morto domino Jacomo, et vetelo morto, tagliato in 100 pezzi. Et dimandato dove era le case di questi proditori, vi andò con zente d'arme et fanti, et fece prender le loro donne, et fele taiar a pezi; tra le qual ne era molte gravide; etiam li figlioli di 3 anni feze amazar, cossa crudelissima, et contra quel ditto di Christo, che: Filius non portabit iniquitatem patris, neque pater iniquitatem filii; et poi fece bruxar le caxe: et tutta la terra era in gran terror. Et a hore cinque fece adunar el populo in arme in piaza a lumi di dopieri; feze metter 5000 ducati ne le man di 4 cittadini, et publichar la taia contra li coniurati, o vivi o morti chi li presentasseno, havesse quelli danari, etiam provisione in vita, et di herede in herede. Et non passò do hore, che 4 di loro fonno presi et strascinati la notte a coda di cavallo, di la porta va a Cesena fino a quella di Schiavonia; et dove fu seguito el delicto fecili tajar una man per uno, poi li fece squartar et metter li pezzi a le porte di la terra; et la matina fo preso uno prete, et uno altro pur de ditti, li qual fonno tanaiati, dapoi che fo trascinati et morite; sì che feze crudelissima vendetta, la qual smorzò il dolor dil suo domino Jacomo. Et è da saper, che il cardinal San Zorzi, fo fradello dil conte Hieronimo, in quelli zorni persuadeva ditto domino Jacomo volesse partirssi di Forlì, et li daria ducati 20 milia, et uno castel chiamato San Marco, facendolo far condutier di la Chiexia; et lui non volsse acceptar questo partito, per non partirssi de Forlì.

Finit liber quartus.

Magnifico et sapientissimo Marco Sanuto Bergomi praetori justissimo, Marinus Sanutus Leonardi filius patricius venetus salutem.