A dì 17 Octubrio fo fatto una cria su la piaza de San Marco et in Rialto, che conzosiachè li savii deputadi sopra la sanitade havia inteso a Siena, Fiorenza, esservi la peste, a ciò non imbratasseno questa città, niun di ditte terre vi potesse, pro nunc, qui venire.

In questo mezo, el Re de Franza era pur anchora a Verzei, con el Ducha de Ferrara, et stava in consultatione; et fo divulgato el Ducha d'Orliens doveva andar versso Zenoa, poi a l'impresa di Napoli con mons. di Lignì, et el sig. Antonio Maria de San Severino; et lì a Zenoa el Re volleva far armar alcune nave, come più avanti scriverò. Et poi ditto Ducha de Ferrara andoe a Zenoa a tor el dominio dil Casteletto, et quello haver; et vi messe dentro a custodia un conte Girardo Rangon da Modena. Et el Re licentioe li sguizari et altri pedoni, et cussì bona parte di le sue zente ritornava in Franza, et questo per non aspettar le neve a passar li monti. Et la Majestà sua, a dì 23 ditto, per lettere di Hieronimo Lion, cavalier, orator nostro a Milano, se intese partito da Turin, andò a Susa, demum a Garnopoli, dove, per lettere da Lion fo divulgato, qui si amaloe da ponta. Et, varito, andoe di longo a Lion, dove venne la moglie et el Ducha de Borbon, suo cugnato, et ricevenno Soa Majestà molto volentieri, et qui restoe, ordinando un parlamento. Et el cardinal S. Piero in Vincula, in molta gratia et benivolentia col Re, imo sdegnato partì, et andò in Avignona al suo episcopato. El cardinal di Zenoa, avanti andasse el Re de là da' monti, venne a Mantoa, et ivi è et stassi. Et Zuan Jacomo di Traulzi rimase con zente in Aste. Et fo divulgato el Ducha de Orliens dette Aste con tutte le jurisdition al Re, et contracambiò per un altro stado in Franza.

A dì 22 Octubrio, havendo inteso la Signoria che 'l conte Nicola Ursino di Petigliano, governator di le zente nostre, venne per Po in questa terra, fo preso nel Conseio de Pregadi de darli el bucintoro per honorarlo, et far cinque paraschelmi, juxta el consueto; et fo preparato in la caxa dil Ducha di Ferrara, vicina a la mia. Et zonto a Chioza, da Stefano Contarini, podestà, fo honorifice ricevuto, et mandatoli contra alchuni patricii fino a Chioza per honorarlo; et per sier Nicolò Michiel, dotor, più zovene, li fo fatta una oration latina. El qual dicendo non intendea latino, la fece di nuovo vulgare, et sempre sapientissima. Et in questo zorno, venuto di longo, el Principe con la Signoria, oratori et il Senato li andoe contra fino a Santo Antonio, et quello benigne ricevete. Et era vestito di bianco tutto a la longa, con do berette in testa, una di le qual nunquam si cavava per esser toso, et questo habito havia per el vodo fatto; tamen non era ancora varito di la piaga et ballotta have. Con lui vene uno fiul di età circa anni 20, et do medici che 'l Ducha de Milan mandoe con lui per medicarlo continue. Et smontato a ditta caxa, la Domenega poi, fo a dì 25 ditto, andò a la audientia da la Signoria, acompagnato da molti cavalieri et patricii nostri. Et ditto conte, volendo la Signoria far il tutto per cavarli quella ballotta, mandoe do soi medici phisici excellentissimi, lezeano a Padoa, zoè maistro Zuanne da l'Aquila et maistro Hieronimo di Verona; i qualli fonno a la sua cura, tamen non poteano trovar la ditta ballotta; era etiam ciroyci, ut supra dixi. Et per la Signoria fo provisto di darli ducati 25 al zorno, per farsi le spexe. Era con zercha 60 persone, et ditto conte stava in casa, hora in letto, hora im piedi; et è huomo di grandissima auctorità et governo, di anni zercha 52, et molto va seguendo hore astrologiche; unde, havendo nostri diliberato di darli el baston et stendardo di governador, lui volsse li fusse dato uno zorno era...., fo 19 Novembrio, come dirò di sotto.

A dì 26 ditto, nel Conseio di Pregadi, havendo richiesto per sue lettere licentia di partir, Antonio Grimani, procurator, nostro capetanio zeneral da mar, era a Corfù, non molto sano per la egritudine hauta, dicendo in ogni tempo poi era preparato a servir la Republica, per la qual havia et era disposto di poner la vita; unde fo preso che ditto capetanio venisse in questa terra a disarmar lui solo, et tamen a niun di le altre galie fo concesso questo.

In questi zorni venne nuove, come Jacomo Capello, capetanio di le galie di Barbaria a Tunis, essendo con l'altra galia a la vela, prese una barza biscaina, di botte 400, andava in corsso con homeni 60 suso, et uno altro navilio picolo. Li homeni fece apichar, et la barza abrusar. El qual corssaro, nome havea Nicolò Bonfio, byscain. Et fece brusar tutto, fuora l'artilarie et corriedi. Et ditto capetanio corsaro fuzite con una barzetta picola, et le galie li dava lo incalzo. Et questo intravenne a dì... dil mexe di Avosto passato.

Venne uno secretario di re Ferando, chiamato Vicentio de Laudato, di Gaeta, con molte zoie in questa terra, per haver danari sopra. Li qual, parte have da uno Joam Beltrame, chatelano, che za stava a Napoli, ducati 6000 im prestedo, et 2 millia dovea haver da esso Re; sì che venne a esser creditor di 8000 ducati. Et pur trovato altri danari, ritornoe a Napoli dal Re, che molto li bisognava danari, per pagar le zente teniva in campo, et in Napoli, et altrove.

A dì 31 ditto, nel Conseio di Pregadi fo preso di far uno provedador a Monopoli, loco aquistato in Puia, con ducati 500 l'anno, netti; stagi doi anni; meni con si uno Vincenzo, doctor, uno canzelier, al qual se provederia di salario per la Signoria, per esser quella terra stà fatta exente per X anni per el capetanio zeneral nostro, et tegni 4 cavalli et 4 famegli. Item, habbi in ditta terra do contestabeli, con fanti 100 l'uno. Eravi tunc provedador Nicolò Corner, era soracomito, messo per el zeneral. Et cussì, a dì 3 Novembrio, nel ditto conseio per scurtinio fo electo Alvise Loredan, era a le Cazude, nominato di sopra; et acceptoe; tamen non se partì fino a dì 22 Zener, come dirò di sotto.

A dì 3 Novembrio, per lettere di Modon se intese, Camallì turcho, corsaro, era zonto con tre fuste a Negroponte, et do caravelle; havea fatto presente a quel subassì, suo amicissimo, de molti schiavi et robbe; et quel Camallì era stato fin hora in Barbaria.

A dì 4 ditto, zonse in questa terra mons. di Arzenton, ambassador dil Re de Franza, stato in questa terra; et vene per Po da Milan. Et fo ordinà da la Signoria mandarli alchuni patricii contra tamen pochi vi andoe. Alozò a San Moisè, in casa di Mattio Baroni, sopra Canal grando; et li fo fatte le spexe per la Signoria, al contrario di quello feva el Re, et cussì ogni altro re a li nostri oratori, che non li fanno le spese et, mirum! tutti oratori de Re etc. Et venne con zercha X persone. Et a dì 5 fo a la Signoria, a la qual fo acompagnato da alcuni patricii. Et zonto a l'audientia, el Principe, juxta el solito, venuto contra a la fin dil mastabè, li disse: Monsignor, sete venuto magro, et, in veritate, era la verità. Unde lui rispose: Serenissimo Principe, li fastidii di la guerra fa cussì; et etiam le bone spese mi faceva far la Vostra Signoria, quando era qui, mi faceva far bona ciera. Et poi expose, da parte dil suo Re, come amava questa Signoria, et volleva haver bona paxe, et versavice, exortava li fusse servato la lianza promessa, et che quella non se impazasse in ajutar Ferandino, perchè d'ogni modo l'hera deliberato esso Re di repeter, et iterum ritornar in Italia, et aquistar ditto suo Regno. Et la Signoria volse observarli tre capitoli li era stà mandà, do di campo. Or fo tolto rispetto di farli la risposta. Et chiamato el Conseio di Pregadi, consultato quello si havesse a risponderli, et tamen terminò di farli questa risposta, la qual in scriptis sarà qui posta, a ciò si veda tutto ordinatamente. Et la copia di la ditta responsione fo mandata a li colligati, a ciò vedesseno con quanta sincerità si procedeva.

A dì 5 ditto zonse in questa terra Bernardo Contarini, nominato di sopra, che era stato provedador sora i stratioti, et valentissime si havia exercitado, come più volte di lui ho scritto; tamen pocho stette, che fo mandato al governo de stratioti, per mandarlo in Reame; tamen restoe a Ravena; et stratioti venuti in questa terra, zoè quelli fonno licentiati, et volendo ritornar nel ditto loro paese, quivi spese assa' danari in panni, lavor di seda, taze d'arzento et altre cosse. Et questo è signal che di prede et botini haveano ben guadagnato. Et in segno de bon servir, poi, a dì ditto, venuti alchuni capi a la presentia dil Principe nostro, i qualli fonno carezati, et per suo bon servir di Piero Busichio, da Napoli di Romania, monoculo, ditto Principe nostro in colegio lo fece cavalier di San Marco; et fo vestito con una casacha di panno d'intorno d'oro, et rimase di qua; et con la sua compagnia di cavalli 200 andoe etiam a Ravena.