Item fo preso in Pregadi che Antonio Grimani procurator, capetanio zeneral de mar, con l'armada se dovesse redur tutta in uno, sì galie quam nave, et retenir quelli navilii li pareva, et tuor grippi da Corfù, et andar dovesse a le Merlere a presso el Saseno, ch'è loco più vicino a l'incontro di la Puia, et ivi dovesse star preparati fino altro mandato li veniva. Et fo solicitato il mandar di stratioti. Piero Bembo et Nicolò Corner sopracomiti, i quali in questo tempo havia armato benissimo in ordene, andono a trovar el zeneral. Et fo scritto a li oratori de Candia solicitasse de compir de armar le galie erano sta mandate ed armar ivi, ita che volevano haver Venitiani una grossa armada: et di quelli zentilhomeni de Candia ivi fo fatto li soracomiti. Ancora el duca de Milano solicitava de far armar quelle do nave a Zenoa et X galie, le qual mandò a offrir a la Signoria per augumento di la ditta armada; et la Signoria ditta conferite danari per armar ditte nave a Zenoa.

Et per l'ambassador de Spagna era qui a Venetia fo scritto al conte de Trivento, capetanio di le caravelle dil suo Re, le qual za se sapeva al certo erano zonte a Messina zerca 70, et aspettavano el resto fino al numero de 100, che dovesse redurse al più propinquo loco di la Calavria che li fusse possibile, a ciò in ogni tempo e da ogni banda, volendo far movesta el Re de Franza a niuno de collegati, fusse circundato, et da ogni banda havesse a contrastar. Tamen non volevano romperli guerra.

A dì 6 April nel Consejo di Pregadi fonno eletti do ambassadori al Re de Romani: Zaccaria Contarini cavalier, el qual l'anno avanti vi fu con Hieronimo Lion cavalier a dolersi di la morte dil padre Imperatore et alegrarsi di la sua creatione a l'imperio; l'altro fo Benedetto Trevixan cavalier. Et è da saper che 'l Contarini era eletto, come scrissi, orator a Napoli, ma, ita volente fato, la legation de Napoli fo mutata in Elemagna. Et questi partino a dì 4 Mazo, et andono a trovar el Re a Vormes, et stette con grandissima spesa di ducati 500 al mese, senza operar alcuna cosa, perchè esso Re si pensò di altro cha di venir in Italia, et attendeva a la dieta. Et ancora al Re et Raina de Spagna fonno eletti oratori: Zorzi Contarini cavalier conte dil Zaffo et Francesco Capello cavalier. Ma el Contarini, fatto altra deliberatione de andar in Cypro a goder le soe intrade, rinuntiò tal legatione, et fo fatto in loco suo Marin Zorzi dottor, et questi si partino a dì 7 Mazo, et andati a Milano insieme con D. Guido Antonio Riziboldo arciepiscopo de Milano, ha de intrada ducati 7 milia, et Joanne Baptista de Sfondradi dottor, i quali per el duca fonno eletti andar insieme con questi nostri in Spagna, andono a Zenoa, et poi per mar, montati su una nave, capitono in Barzelona et andò dal Re et Raina, come tutto diffusamente sarà scritto. Et etiam ditto Duca de Milan scrisse a li soi do, erano dal Re di Romani, non si dovesseno partir, ma che ivi aspettasseno li ambassadori di la Signoria nostra, et cussì feceno. A Napoli per lettere di ambassadori in zifra se intese come el Re havia terminato di far le feste di Pasqua in Napoli, et poi venir verso Roma per ritornar in Franza. Havia ordinato di far gran feste et zostre queste feste; pur erano in gran consultatione di sta liga, et fevano consigli et colloqui, dicendo se la seguisse quid fiendum. Benchè non credevano mai el Papa vi dovesse esser, et che dovevano partir li ambassadori eletti, uno qui l'altro a Milano, a dì 30 Marzo; che Napolitani erano mal contenti; che Franzesi fevano poca reputatione di loro oratori nostri; et che el Re havia habuto lettere de Franza da la Raina, che dovesse repatriar, et non star più a Napoli. Et poi per lettere de primo April accadette che Napolitani erano stati in arme tre zorni continui, zoè a dì 29, 30 et 31 Marzo, et etiam la notte tutti stavano armati in le loro caxe, adunati insieme li Napolitani in li soi sezi. Questo perchè non potevano tollerar le insolentie de Franzesi. Unde el Re molto di questo temete, nè ussiva di castello, et fece uno comandamento a le soe zente erano sparpagnate nel Reame, dovesseno redursi in Napoli, et fece in tre volte: prima li capi venisse a veder le feste voleva far; poi sotto man a questi ordinò facesse redur la zente, dicendo voleva haver consiglio da quelli principali; et revocò quelli 300 cavalli erano avviati verso Roma. Colonnesi erano mal contenti per el contado a loro concesso per el Re, et poi lo have suspeso, et messo a definir de iure al suo conseio. Et è da saper che fo tratado acordo con questo sig. Prospero et Fabricio Colonna di acordarli al soldo di la liga, ma mai volseno romper la fede data al Re. Item che el Re don Ferandino era con le 14 galie lì a presso Napoli in mar come corsaro, licet havesse Peruca corsaro etiam con lui, nè lassava intrar alcun navilio in Napoli; et in questi zorni prese una galiota veniva di Provenza a Napoli carga di farine et carne salata et altre vittuarie, la qual li fo molto a proposito perchè dete una paga a la zurma, et el resto portò a Yschia. Demum se intendeva voleva condor la Raina a Mazara, dove se ritrovava Alphonso suo padre, et eravi le cinque galie menò con lui sì che haveva 19 galie. Tamen el Re de Franza feva gran pressa di far lavorar armada a Napoli, et divulgava voleva haver vinti galie. El sig. Virginio Orsini et Conte di Petigliano andavano per Napoli, ma non però che ancora fusseno expediti di esser presoni vel non, et de iure non erano, pur a ciò non venissero da le bande de qua, li teneva cussì a la longa.

Ancora essendo li syneci et oratori di Otranto venuti a Napoli per formar li capitoli con el Re, et volersi render; et, quelli formati, ritornono per far levar le insegne de Franza con li messi di esso Re. Ma don Cesare de Aragona, fiul de Alphonso natural, con Camillo Pandon vicerè di la Puia, sotto specie di volersi render introno in la rocca, et con li soi amazono li custodi et levò le bandiere di re Ferando, et stete forti alcuni zorni: pur a la fine fonno licentiati dil popolo, et andono a Brandizo, don Cesare et Camillo Pandon, come dirò di sotto. Et mons. di la Spara, vicerè per el Re de Frenza, ivi andò con 200 cavalli, et, habuto el dominio, ritornò.

Et essendo division a Brandizo tra quelli cittadini, però che alcuni se voleva render, altri tenersi per caxa di Aragona, unde fo divulgato 20 albanesi, 20 schiavoni et 20 greghi dominava quella terra. Et questi introno in la fortezza, volendo al tutto man tenir le bandiere aragonese, et feceno drezar una forca dicendo, che se niun parlasse di rendersi a Franzesi subito da loro sarebeno impicati; per la qual cosa niuno ossava dir nulla. Fin questo zorno, che fo fatta la liga, per el re Ferando si teniva solum questi luogi in Puia et Calavria, zoè Galipoli, Otranto, Brandizo, Cotron, Turpia et la Mantea, Yschia et Lipari. Aduncha questo Re de Franza havia ottenuto prima in Campagna de Roma, Terra di lavoro, Conti de Malfi, Calabria alta, Calabria soprana, Calabria bassa, Vasilicata, Terra d'Otranto, Terra de Bari, la Puia, Monte Gargano, Capitanata et l'Abruzo tutte le terre et castelli che dominava aragonesi, li qual a nominarli sarebbe tedioso.

A Roma a dì 2 April venendo alcuni Sguizari da Napoli per numero 200, et essendo stati a tuor el perdon a San Piero, volendo partirsi, alcuni rimase da driedo, et se scontrò con alcuni de la guarda dil Pontifice, spagnioli, i quali havevano uno can di cazza assà bello, et quelli sguizari gel volse tuor, et loro difendendosi fonno a le man et alcuni fo morti. Demum la guarda ditta, tutta se messe in ordene, et andoli driedo. Li qual Sguizari ussivano za de Roma, et fonno a le man. Fo morti zerca X Sguizari, tra i qual uno che combattè più di meza hora, ut dicitur, con X lui solo; tandem sopravenendo Spagnoli fo morto, che per la sua gaiardia fo un pecato. Sopravene el capetanio di la guarda, et fo cessato de combatter, et ritornono ditti Sguizari con la fede in Roma. Questi erano nudi, senza calze, tamen tutti havevano assà danari, et poi ritornono in li loro paesi. Et ancora per avanti ne passò per Roma alcuni altri partiti dal Roy. Poi a dì 5 ditto fo morto el capetanio de li officiali, chiamato barisello, el qual fo assaltato da Colonnesi et Savelli, et da poi disnar a hore 20 si arma el capetanio di la guarda dil Papa con zerca 300 per andar a trovar queloro l'havevano morto; et tamen non li bastò l'animo de intrar in una caxa, ne la qual erano reduti zerca 500 in uno, de detti partesani et seguazi di Colonnesi, conscii a far questo delicto.

Et a dì 7 ditto zonse a Roma li oratori senesi andavano a Napoli. La cagione di la sua imbassada ho scritto di sopra.

Et havendo li oratori di la liga ordene de notificar a Roma a l'orator franzese la conclusione di la liga, deliberarono di redurse tutti in capella dil Papa, dove nel ussir si veneno a scontrarsi con ditto oratore; et eravi domino Garcilasso de la Vega oratore di Spagna, Hieronimo Zorzi nostro, et Stefano Taverna de Milano: non vi era de Maximiano a quel tempo in Roma. Et l'orator yspano fece le parole, et l'ambassador franzese mostrò molto dolersi, et qui fo ditte tra loro assà cosse, et cussì uno di l'altro si separò; et consultato col Pontifice, terminono non darli investisone alcuna. Ben el Pontifice advisò la Signoria dovesse far ogni provisione, et cussì Milano, che lui non havia danari da far zente et sarebbe el primo battuto. Era di opinione de condur el duca de Urbino a soldo di la liga con cavalli 800, et questo per cessar le novità di le parte di foraussiti de Perosa, come scrissi di sopra esser acaduto nuovamente; et, conducendolo, smorzeria tutte quelle novità.

Item che suo fiul Duca de Gandia, el qual era in Ispagna, havesse cognitione di la liga, et vegnerebbe in queste parte. Ancora concesse uno perdon plenario in la chiesia de San Marco el zorno si dovea publicar la liga. Et la copia di la bolla sarà qui posta a ciò el tutto chiaramente se intenda.

Indulgentia concessa in ecclesia sancti Marci Venetiis in die publicationis foederis
[127]
.