A Napoli, per lettere de 9 April, erano in gran consultatione, et stavano molto tardi fino do et tre hore di notte, faceva grandi apparati di zostre e torniamenti per far queste feste di Pasqua, nè metevano precio alcuno. Fece disfar el Re l'armada voleva poner in ordene per andar a tuor Yschia. Item el Stato dil Marchese de Pescara, perchè per avanti havia donato al prefetto di Roma, havia nunc suspeso, et altri privilegii et concessione pur suspese, et poi per lettere dil 16 se intese come era zonte ivi do galeaze de vituarie venute di Provenza overo Marseia. Questo perchè el re Ferandino era partito de Yschia per menar la Rayna in Sicilia. Et la verità fo, che a dì 17 April zonse a Messina, et ivi puose la Rayna. Et li oratori nostri a Napoli non erano ben visti, imo fu spento Francesco da la Zueca suo segretario, volendo andar in castello dal Re, in fango, dimostrando poca riverenza, benchè poi si excusasseno non lo havia conosciuto; tamen è da saper che da poi la liga Franzesi comenzono a perder la reputatione. El Re non havia danari ma ben Franzesi, perchè de tutto zercavano venir su danari, vendendo per li luogi infino le munitione de li castelli, et al tutto el Re, passato queste zostre, voleva aviarse a la volta de Roma.

Da Napoli non veniva lettere cussì spesso come prima, et questo perchè le strade erano rotte, nè potevano venir li corrieri securi, et accidit che uno nostro corrier fu intercepto a Teracina da alcuni Franzesi, dicendo haviano in commissione dil Roy di voler veder tutte le lettere, et che non faceva per far alcun oltrazo a la Signoria, et aperseno le lettere de li oratori, le qual per esser in zifra non le intendendo fonno restituite. Et fo ditto a questo corrier: benchè si fa a la gran ville de Venetia, hai paura che 'l Roy non vegni a metterli fuogo et a brusarla? Et el corrier rispose: Monsignor, se tu mi da licentia, te risponderò. Et lui gela dette. Et disse: l'è tanta aqua a torno le fosse di la gran ville, che stuarave ( spegnerebbe ) questo et ogni altro mazor fuogo, sì che non temeno alcuna cossa. Le qual parole, ridendo, esso corrier referite al Prencipe; et fo laudato la sua risposta. Et zonse qui questo corrier a dì 15 April.

In questi zorni venne lettere di re Alphonso de Aragona, era a Mazara in Sicilia, al suo ambassador era in questa terra, licet non fusse più suo ma dil fiul Re; et molto comendò la fede sua, pregando dovesse perseverar, et exhortar li Signori Venitiani a dar aiuto a suo fiul, promettendoli di far sarà remeritato a qualche tempo. El qual re Alphonso prima se judicava fusse morto, ma a hora, per il messo portò le lettere, fonno certificati come era vestito di bianco, con alcuni frati in compagnia, et faceva vita quieta. Et ditto ambassador andava in collegio spesso, solicitando molto ogni proficuo et utilità havesse a ridondar al Re suo; visitando molto l'ambassador de Spagna et de altri collegati, et era pur honorato come ambassador di Re andando al loco suo; et con Mons. de Arzenton etiam parlavano assà.

Venne a Venetia nel mexe 4 April ad habitar con la moglie et sua fameglia quello era castelano in Manferdonia, chiamato Hieronimo Michiel, di natione cathellano, et portò grande haver, et era stato assà anni castellan ivi, et quando Franzesi si aprossimò a la terra, volendo el populo levar le sue insegne, questo fuzite et andò a Ragusi, et el Re de Franza lo mandò a domandar a Ragusei, i quali non gel volse dar, ma ben lo licentiò. Et cussì venne in questa terra, et, per più securtà sua, volse uno salvoconduto per el Consejo, el qual a dì 24 ditto li fo concesso, et da poi andò con alcuni fanti in Puia, in favor dil suo Re come scriverò più avanti.

A Roma essendo partito l'ambassador de Franza, a dì 13 April, de lì assà mal contento, et zonte le lettere de cambio di ducati 4000, l'ambassador Veneto comenzò a far provisionati, perchè cussì fo ei voler dil Papa, etiam la Signoria fo contenta. Et zonto che fo el capetanio di la cittadella de Verona, Francesco Grasso, el qual menò assà fanti overo provisionati con lui, et per camino de Ravena verso Roma tutti cridava: Marco! Marco! nè per Romagna se aldiva altro. Et da poi le feste de Pasqua li dette danari a li contestabeli n. 6, però che fece 600 provisionati. Et a dì 16 ditto zonse lì el Cardinal Curzense venuto da Napoli, et trovato l'orator nostro in capella dil Papa, li disse: Domine Orator, el Roy molto vi ama, questo per esser stato ambassador in Franza. Et poi disse di questa liga; voglio che vui et mi femo far una gran paxe in Italia, e far che 'l Roy vadi contra infedeli, et voglio pacificar el Roy con la Signoria etc. Tamen non havia alcuna commissione, et diceva queste parole da lui.

Ancora questi zorni lì a Roma arrivò Antonio Stanga ambassador dil Duca de Milano, el qual alias fo al re Alphonso a Napoli, come ho scritto nel principio di questa guerra, sì che erano doi, zoè questo et Stephano Taverna, benchè el cardinal Ascanio fusse quello faceva el tutto et era in grande amicitia col Pontifice. Et poi a dì 22 ditto se partì per andar a Napoli dal Re el cardinal di San Dyoniso, franzese: la causa non se intese, ma fo judicato el Re lo havesse mandato a chiamar per haver el suo consejo. El qual andato a tuor licentia dal Pontifice, si offerse di metter ogni paxe et pacificar le cosse. Pur Franzesi in Roma erano mal visti, maxime da Spagnioli, et el zorno de Pasqua do Franzesi fu butadi zo dil Ponte nil Tevere per Spagnioli, uno de li qual morì. Li cavalli lezieri mandava la Signoria verso Roma erano propinqui, et a dì do feno la mostra di provisionati benissimo in ordine. Tamen quelli de Milano non era ancora comenzati a far, benchè el Duca scrivesse a suo fratello cardinal Ascanio li facesse, et diceva di farli. Ancora el Pontifice voleva assoldar 600 homeni d'arme, et era in accordo con la parte Orsina, et a quelli dette stipendio, solicitava la Signoria ad acordar suo fiol Duca de Gandia, el Duca de Urbino et suo zenero sig. Zuanne di Pesaro, el qual havia compito la ferma et condutta havia di la chiesia, pagato tamen per nui, secondo li capituli di la prima liga. Etiam voleva el sig. de Camarino, alias essendo nostro governator di le zente de Romagna, et chiamato a la guerra se havea col Duca de Austria fo casso et privato dil soldo. Unde, fatto consultatione inter patres con li ambassadori di la liga, ditti Signori fonno acordati, zoè el Duca de Gandia et sig. di Pexaro, zoè al Gandia ducati 30 mila et a Pesaro ducati 16 mila et tengi 400 cavalli, pagati proportione tra Venetiani et Milano, come più diffusamente dirò di sotto. Et con el duca Guido de Urbino fo praticato de acordarlo, però che era in questa terra uno so secretario chiamato Piero Antonio Perolo, el qual con Marco Zorzi et Paulo Pisani cavalier, Savii di Terra Ferma, praticava de condurse, et li volevano dar la liga ducati 18 milia et tenisse 800 cavalli, ma non fonno d'acordo, et si acordò ditto duca de Urbino con Fiorentini, come dirò poi.

In questo tempo mezo, a dì 6 April, li oratori erano al Re de Romani dil Duca de Milano, zoè Baldissera de Pusterla et Joan Francesco di Marliano nominati di sopra, a Vormes, et non senza gran quantità de oro oteneno da esso Re la investisone dil Ducato de Milano in persona de ditto sig. Ludovico et soi heriedi; et ivi fo fatte le cerimonie debite et jurato fedeltà a l'imperio, ditti oratori per nome dil Duca, però che Milano è camera de Imperio. La qual investitura ni el duca Francesco so padre, ni el duca Galeazo so fratello, nè Zuan Galeazo so nepote mai da Federico padre de esso re Maximiliano la poteno ottenire. Et inteso el Duca tal nova, havendo grandissima alegrezza subito che la intese, che fo a dì 14 ditto, a dì 16 in questa terra si seppe, et con gran festa li soi oratori el Zuoba Santo andono in Collegio a notificar a la Signoria questo, con i qual fo allegrato. Et etiam mons. de Arzenton li tocò la man a ditti oratori, dicendo: me ne alliegro di ogni cossa, purchè sia per metter paxe et union in Italia.

Et dovendo venir do ambassadori de dito Re de Romani a Milano, a far le debite cerimonie di tal investitura, a dì 27 April nel Consejo de Pregadi a compiacentia dil Duca fo creato ambassador a Milan, el qual dovesse andar a queste feste, Marco Zorzi era Savio di Terra Ferma, et tamen poi non fo mandato, perchè terminono nostri de dar licentia de ripatriar a Sebastian Badoer, et in suo loco andar dovesse Hieronimo Lion cavalier, era za assà tempo creato a ditta legation, etiam de mandarvi insieme li do ambassadori andavano in Spagna, i quali fusseno a queste solennità, et cussì fo fatto, come intenderete. Ancora esso Duca scrisse una lettera al Re de Franza notificandolo de questo, et invidando Soa Majestà a questa alegreza a Milan, la qual questo mexe de Mazo doveva far, et questo fece con consentimento dil Pontifice et la Signoria. Pur era lì a Milan l'ambassador dil Re preditto de Franza, sì come in questa terra Arzenton, zoè mons. di la Ruota.

De l'impresa de Aste veramente essendo andato el sig. Galeazo di San Severino con li altri condutieri, et fatto el campo, el qual ogni zorno se ingrossava, et el Duca de Orliens, vedendo questo, feva molte provisione de zente, et li zonse 300 lanze franzese di novo. Ma el campo duchesco stava cussì, nè li succedeva el disegno pensato, et havia 3000 cavalli et 4000 fanti. Et accadette che XXV de li homeni d'arme de ditto campo, essendo alozati in uno loco di la Marchesana de Monferà, la notte fonno assaltati da Franzesi, et de questi presi 16, i qual fonno spogliati; et fo per tradimento.

Ancora zonse in questi zorni a Milano do ambassadori dil Re et Raina de Spagna, zoè quelli fonno al Re de Franza, nominati de sopra, et andavano di comandamento dil loro Re al Re de Romani; et dal Duca fonno molto honorati. I quali li notificò di breve doveva venir uno ambassador de Spagna, creato per starvi con sua Excellentia, et za era in camino. Et poi, stati alcuni zorni, verso Elemagna andò, et, per lettere venute a Milano di Savoja, se intese quel corrier andava in Spagna, a portar la nova di la liga, era sta retenuto a Brianzon terra dil Dolphinà da Franzesi, et toltoli le lettere; tamen non fo il vero, et pur andò in Spagna.