Fuor dai percossi fini
Proromperò, indomato
Dèmone; stenderò l'onda funesta
Sui colli; segnerò l'ultimo fato
All'ara, al trono, a questa
Degna dei suoi destini
Plebea ciurma di Borgia e di Tarquini!

VOCE DELLA SAVOIA.

Dal trono de la gloria ove tu sei
Ricca d'armi, di mente e di fortuna,
Madre Italia, ricorda i figli miei,
Ora che amor tutti i tuoi figli aduna.
Pensa che nel dolor giace colei,
Ch'a' guerrieri tuoi re diede la cuna,
Da te divisa e serva a lo straniero
Lei che fu patria al redentor Guerriero!

Ben prudente consiglio esser potea
Gittar mie carni al fero augel francese,
Quand'anco incerto il tuo destin pendea,
E tronche a mezzo eran le patrie imprese.
Ei che il sangue per te versato avea,
Tarpò il tuo volo, e il sangue mio richiese;
Io, ch'ebbi il tuo più che il mio ben diletto,
Tacqui, ed offersi al sagrificio il petto.

Ma or che forte e secura e di te stessa
Donna, per propria via, splendida incedi,
Tanta virtù non m'è dal ciel concessa,
Ch'io taccia ancor de lo straniero a' piedi;
Di lui, che, d'ogni error l'anima ossessa,
Contro il suo petto infurïar tu vedi,
E dal reo brago, ove ognor più s'ingora,
Giudicar osa e minacciar tuttora!

VOCE DELLA CORSICA.

Già non dirò, che prima
Fra l'isole tirrene
D'ogni bellezza opima
Sono albergo di ninfe e di sirene:
Ad altri il debil vanto
Di molli aure e di fiori
Ed il femmineo canto
E i florívoli amori.

Cirno son io: de l'onda
Che mi flagella i liti,
Qual d'armonia gioconda,
Serbo nel seno i liberi ruggiti;
D'odio, d'amor, di sdegno
Facil s'accende il petto;
Pronto il braccio e l'ingegno
Al par del mio moschetto!

O madre Italia, e vuoi
Che da te svelta io giaccia?
Ch' io non aduni ai tuoi
I miei sensi, i miei fati e le mie braccia?
Chiedi gemme e tesori?
Gemme e tesori ho anch'io:
Gemme? I miei patrî allori;
Tesori? Il popol mio!

VOCE DELL'ISTRIA.