Quindi lo sviluppo del principio del diritto comune, le istituzioni, le leggi d'uguaglianza civile.

Perchè un principe non deve torre ad altri il suo diritto, come non amerebbe che gli fosse tolto il suo ec. ec.

Accettato sinceramente il principio in teoria, si può argomentare che non siam molto discosti della sua applicazione.

Affrettiamola coi voti e coll'opera, e noi Cristiani intanto che ci travagliamo onde ottener giustizia per noi, rendiamola agli altri; e non tormentiamo gl'Israeliti come non vorremmo esser noi tormentati ed oppressi. A chi, sorridendo, m'interrogasse, se io intendo rifare il catechismo pe' fanciulli; io risponderei che, se mi bastassero le forze, vorrei non tanto far questo, quanto trovar modo onde quel catechismo che gli uomini appresero quand'eran fanciulli, lo rammentassero talvolta allorchè, fatti adulti, vien loro data potestà di promulgar leggi e farle eseguire, e sta in essi il condurre gli uomini alla felicità, come l'immergerli nella sventura.

L'emancipazione degli Israeliti, il termine di quella lunga e dolorosa serie di patimenti, d'oltraggi e d'ingiustizie che ebbero a soffrire per tanti secoli, non in vista del principio cristiano ma invece colla manifesta sua violazione, in conseguenza della cecità, de' pregiudizi, dell'ignoranza, e talvolta, purtroppo! in virtù di cause alle quali una scusa è ancor più irreperibile; l'emancipazione degli Israeliti è un fatto oramai incominciato, e che per la condizione de' tempi si può virtualmente tener per compiuto.

A Pio IX era serbata questa santa e sapiente manifestazione di giustizia e di carità, che si deve certamente annoverare fra i più importanti e benefici atti del suo pontificato, come quello che consacra il principio atto più d'ogni altro a mantenere la concordia e la pace tra gli uomini, e condurre al trionfo della verità: il principio della tolleranza.

La tolleranza, come tutte le massime vere, utili e sante, ha avuto ed ha purtroppo ancora i suoi oppugnatori; perchè essa non serve nè la superbia, nè gli odj, nè la violenza, nè la cupidigia, e toglie anzi agli uomini il poter dare sfogo a questi loro perversi appetiti: e coloro che appunto vollero aver piena libertà di sfogarli, conobbero non aver altro modo onde coonestarli e nasconderne la bruttezza, se non col coonestare le loro passioni coll'apparenza dell'amore del vero e dello zelo per la religione, e professare l'intolleranza.

E questi furono tra i nemici della tolleranza i più perversi. Altri ve ne furono di meno perversi, e forse talvolta (tanto è inscrutabile l'umana coscienza!) incolpabili; quelli dico, che opprimendo, perseguitando ed usando violenza a chi nella fede e nel culto dissentisse da loro, non lo fecero per nessuna rea passione, ma per la falsa opinione che fosse questa la miglior via onde procurare il trionfo ed il regno delle loro opinioni e della verità, ed opera meritoria e grata all'Onnipotente, il punire coloro che non la professassero.