Non essendo, dunque, dato agli uomini di far questa distinzione, nè di conoscere perciò o la colpa, o il grado di colpa, in che sia caduto chicchessia in materia d'opinioni, non possono aver modo nè regola per conoscere se meriti punizione, ed in qual grado la meriti.
Da ciò ne viene, per necessaria conseguenza, che ogni qualvolta oltraggiano, tormentano o contristano in qualsivoglia modo gli uomini per il solo motivo delle loro opinioni, o sono assolutamente ingiusti e crudeli, se codesti uomini al cospetto di Dio e della propria coscienza non sono colpevoli: ove poi tali realmente fossero, sono ingiusti e crudeli egualmente, perchè il dare un gastigo alla cieca, senza avere un criterio certo per poter conoscerne l'opportunità e la misura, è non minore nè meno pericolosa ingiustizia.
Se queste deduzioni sono vere (e, quanto a me, le tengo per irrecusabili), ne nasce la necessaria conseguenza, che al solo occhio divino essendo chiari ed aperti i misteri del cuore umano, a Dio solo è riservato il giudizio, la punizione o la ricompensa in fatto di credenza. Egli solo saprà giudicare se fu sincera o finta, virtuosa o colpevole, la sua fede; e, pel contrario, che ogniqualvolta gli uomini vogliono esercitare l'ufficio riserbato e possibile al solo Iddio, e farsi interpreti del suo giudizio, usurpano un'autorità che non hanno, occupano e violano i diritti degli altri uomini: e questo modo d'agire, che con un solo vocabolo vien detto intolleranza, è assolutamente contrario alla giustizia, agli esempi ed ai comandamenti di Gesù Cristo, e conducente non al trionfo del vero, ma all'ostinata diuturnità dell'errore.
Eppure, questo è precisamente il modo tenuto da secoli cogli Israeliti; non dirò a nostra vergogna, perchè la generazione presente lo detesta generalmente oramai; e Pio IX, con quella sapienza resa cotanto vigile ed operosa dalla carità evangelica che lo infiamma, lo ha solennemente condannato, stendendo la mano a quei poveri afflitti, come l'ha stesa a tanti altri: ma a vergogna certamente delle generazioni passate, che così crudelmente ed ostinatamente lo tennero.
Per quanto l'oppressione del popolo d'Israele sia fatto noto ed incontestato; per quanto l'universale aborra oggidì dalle antiche sevizie; non è tuttavia fuor di proposito il farne conoscere brevemente alcuni particolari, ignorati per avventura dai più: e dando uno sguardo alla dolorosa storia dei loro patimenti, mostrare quale sia stata la loro condizione sino al momento presente.
I.
Non credo necessario entrare nella narrazione di fatti anteriori all'epoca delle Crociate. Basterà l'accennare che sin dai tempi degl'imperatori, vennero spesso avvolti gli Israeliti nelle persecuzioni medesime dei Cristiani, ed ebbero al paro di essi ad incontrare le torture e la morte. Quando poi l'Europa uscì da quello stadio che comprende l'invasione de' barbari ed il dominio delle prime dinastie dei loro re (stadio nel quale l'umana società era scesa al punto più basso al quale forse potesse arrivare), essendosi addensate allora più che in verun altro tempo le tenebre dell'ignoranza, e dilatato in ogni parte il regno della violenza la piena dell'iniquità e de' più atroci delitti; uscita, dico, l'Europa da quest'epoca funesta, parve sentisse generalmente il bisogno d'una grande espiazione d'una penitenza dura e travagliosa, non inferiore al cumulo dei delitti commessi, che pesasse ugualmente su tutta la vivente generazione: e l'Europa s'offriva spontanea alle due più gravi pene che si conoscano, l'esilio e la morte; e presa la Croce, si moveva verso Oriente.
Ma quel sentimento bollente di rimorso e di pentimento, quel grande atto di fede di tanti popoli, ebbe un carattere rozzo, ed anzi feroce, come gli uomini e l'età che lo professava: non si stimò poter fare abbastanza in onore di Cristo e della sua Religione, nè in esterminio e vituperio di tutti i suoi nemici: e s'incominciò dai più vicini, e che meno si potevan difendere; dagl'Israeliti: e quasi ogni partenza di Crociati ebbe a funesto preludio una popolare e tumultuaria strage di quegl'infelici.
La causa medesima produsse effetti, purtroppo! simili ed ugualmente atroci anche fuori dell'occasione delle Crociate. La Francia, la Germania, la Spagna, il Portogallo, l'Inghilterra, la Polonia, la Prussia, la Boemia, in diversi tempi ebbero le loro proscrizioni; ed il sangue degli Israeliti fu sparso, in onta del nome e del principio cristiano. Memorabili rimasero le stragi del 1096, 1146, 1306, 1389; alle quali sempre andarono unite taglie, espulsioni violente, ed ogni maniera di persecuzione.
L'Italia, culla di civiltà, sede di coltura, d'industria e d'ogni bell'arte nel medio evo, ebbe in que' remoti secoli men rozzo e feroce costume, e quindi non si macchiava, o in minor grado, delle crudeltà sopraddette; e le pagine della sua storia non vengono (salvo rare eccezioni) attristate dal racconto di stragi d'Israeliti. Bensì da molti suoi Stati vennero banditi, poscia riammessi. In Napoli soltanto il bando non ebbe nè revoca nè fine.