Le sue braccia che erano intrecciate al collo della figlia di Consalvo, perdendo la forza ricaddero insieme col corpo che ritornò supino sul letto. Il suo volto prese in un momento l'atto e il colore della morte: la conobbero le due donzelle, mandarono un grido. Il frate rimase per alcuni momenti come senza respiro: alla fine disse, giugnendo le mani—Questa è sembianza di paradiso.—Poscia inginocchiatisi tutti e tre orarono pel riposo di quell'anima che tanto ne abbisognava, e l'avea saputo così ben meritare. Composero le sue mani sul petto, e Fra Mariano intrecciatale fra le dita la corona che aveva alla cintola, postole a' piedi un lume, disse: requiescat in pace; ed in cuor suo ora pregando per lei, ora volgendosi a domandar la sua intercessione come d'un'anima che gli pareva per fermo dover essere in luogo di salvamento, condusse le due donzelle fuori di quel luogo funesto, e, ritornato presso la defunta, vi passò in orazione le ore che mancavano al giorno.


Una delle mire principali di Consalvo nell'accordar il suo consenso alle disfide che si dovevan combattere fra Spagnuoli e Francesi, e fra Italiani e Francesi, era stato il guadagnar tempo onde potessero giungere gli ajuti che aspettava di Spagna per mare, privo dei quali essendo troppo inferiore di forze all'esercito nemico, gli era convenuto star chiuso in Barletta senza poter tentar fazione che fosse d'importanza. Nel corso però della giornata, in cui si trovava avere ospiti suoi i baroni francesi, gli erano state recate lettere[Pg 210] che gli annunciavano vicino l'arrivo delle navi cariche d'uomini, le quali, superata già la punta di Reggio, poco potevan tardare a comparire avanti a Barletta. Conoscendo perciò che non gli tornava il trarre le cose più in lungo, e che non avrebbe bisognato lasciar cader l'animo che veniva ad accrescersi fra' suoi per l'arrivo de' nuovi soldati, fece in modo, parlando di questi scontri col duca di Nemours e cogli altri Francesi, di persuaderli a prendere il giorno più vicino che si potesse. Così fu deciso che gli Spagnuoli combattessero l'indomani del ballo, in uno spazio lungo il mare, mezzo miglio fuor della porta che va a Bari, e gli Italiani il terzo giorno, in un luogo che già da Brancaleone e da Prospero Colonna era stato veduto e stimato a proposito, ed era posto presso la terra di Quarato, a mezza strada fra Barletta, ed il campo francese.

I cavalieri delle due parti, avvisati dai loro capi di quanto era stato deciso, pensarono tosto ai fatti loro: i Francesi, quelli che dovean combattere, lasciato il ballo, tornarono al campo prima degli altri per aver tempo di dar ordine a quanto occorreva per la battaglia, e gli Spagnuoli del pari, tornati ognuno al suo alloggiamento, attesero ad allestirsi, e fare in modo d'aver qualche ora di riposo prima della mattina. Ad Inigo ed a Brancaleone fu data la nuova quando, già allogata Ginevra nella camera d'onde non dovea uscir viva, erano andati pel frate, ed il primo, che era del numero de' combattenti, per dar ordine alle cose sue, dovette lasciar al compagno il pensiero di ritrovar Fieramosca ed ajutarlo in questi suoi casi. Si strinsero la mano lasciandosi e dicendo Inigo:

—Come potrà combattere domani l'altro, se stasera non poteva reggersi in piedi?—

Brancaleone per sola risposta scosse il capo mordendosi il labbro inferiore, e mostrando nell'aspetto che sentiva tutta la verità della riflessione dello Spagnuolo. Si tolse di quivi, e, sceso al porto, salì in un battello sollecitando d'esser presto al monastero per dire ad Ettore, come avevan promesso, qual fosse stato l'esito delle loro ricerche.

Prima però di narrare in che stato trovasse il suo amico, che avea lasciato tanto a mal termine, dobbiamo, prevenendo ciò che accadde la mattina seguente, narrar il fine dell'impresa degli Spagnuoli.

Quando le due compagnie di undici uomini d'arme per parte si trovarono sul campo, era già uscito il sole da un'ora. Fra gli Spagnuoli, Inigo, Azevedo, Correa, il vecchio Segredo, Don Garcia di Paredes erano i più rinomati; e gli altri, quantunque meno conosciuti, eran tutti buona gente d'arme e bene a cavallo: Pedro Navarro avea da Consalvo ricevuto l'incarico di servir di padrino. Dalla parte francese questo era dato a monsignor della Palissa, che fra' suoi guerrieri contava Bajardo l'onore della milizia d'allora. La battaglia si mantenne per molto tempo con pari fortuna dalle due parti. Segredo alla fine ebbe da un colpo di spada recise le redini, che teneva tirate; onde portato a furia dal cavallo, stava per uscir del campo. Questo caso, preveduto dai regolamenti dei duelli, si teneva per una sconfitta, e colui al quale accadeva dovea darsi prigione. Vedendo il buon Segredo che il cavallo stava per varcar i limiti ch'eran segnati intorno intorno da grossi pezzi di macigno, si buttò a terra, e quantunque per la difficoltà del salto, e forse perchè gli anni lo rendevano meno agile, cadesse in ginocchio, si difendea arditamente da due uomini che a cavallo lo combattevano. Ma la spada gli andò in pezzi, e non trovandosi altr'arme, ed essendogli riuscito vano il rifuggirsi fra' suoi che si trovavan distanti, dovette arrendersi e ritirarsi dal campo. La cosa era però andata tanto coll'onor suo, che da tutti fu lodato, e compianta la sua disgrazia. Dopo quest'accidente seguitandosi a combattere parve che la fortuna andasse inclinando alla parte spagnuola. A molti Francesi erano stati uccisi i cavalli: e qui è bene d'avvertire il lettore che, malgrado le antiche regole cavalleresche, si soleva spesso in queste disfide esser prima d'accordo di poterli ferire, onde fossero più vera immagine della guerra, ove non più o rarissimo s'usava questa cortesia, e per mostrare anche maggiormente la perizia de' combattenti. Dopo due ore di menar le mani i padrini fecero dar nelle trombe, e così divisa la zuffa accordarono un breve respiro.

Gli Spagnuoli erano tutti a cavallo, ed alla loro truppa non mancava che Segredo. De' Francesi un solo s'era dovuto dar prigione ed in ciò eran pari, ma giacevan sul campo sette de' lor cavalli uccisi. Bajardo però era ancora in sella. Dopo una mezz'ora di riposo fu ripreso il combattimento, e, malgrado gli sforzi degli Spagnuoli, i loro nemici si mantenevano quasi direi trincerati dietro i corpi de' cavalli, sui quali que' degli avversarj, benchè ammazzati di speronate, non vollero mai passare. Così dopo molto affannarsi e maneggiarsi inutilmente, venne dai Francesi la proposta di finir la battaglia e restarne con pari onore.