Passarono più settimane. La sera potevo veder la Ginevra, chè il marito non aveva nessun sospetto di me; e travagliato dalla sua ferita che molto penava a chiudersi, nè sapendone molto in fatto d'amore, aveva tutt'altri pensieri pel capo; così mi trovavo con lei più spesso di prima.

Il Valentino frattanto, volendo metter genti insieme per l'impresa di Romagna, fece capitale di Grajano d'Asti che oggimai si trovava presso a poter risalire a cavallo. Seppi come aveva attaccata questa pratica, ed alla prima furono d'accordo. Si fermò tra loro una condotta di venticinque lance, ed al marito di Ginevra parve avere buonissimi patti.

Una sera venne il duca alla casa di Grajano per istipulare l'accordo, e fu fatto un poco di cenetta, alla quale si trovarono certi prelati francesi ed alcune lance che stavano a spasso, ed intendevano appiccarsi con costui, che accettava ognuno in quel tempo.

Io parte pensavo offerire i miei servigi per seguire la fortuna di Ginevra con quella di Grajano; pure, non saprei dirti perchè non mi mossi, nè mi trovai con loro quella sera. Andai, ch'era già fatto notte, vagando ne' luoghi più deserti di Roma sempre martellandomi il cervello con mille sospetti, e non potevo liberarmi da certi pensieri, i più strani che avessi mai. Da molti giorni trovavo la Ginevra più sbattuta: e mi pareva tratto tratto di vederle balenar sulla fronte un non so che d'arcano, che studiasse tener celato nel cuore. Passai pure quella notte, Dio sa con che smania. Senti se alle volte il cuore non parla.

L'indomani vado da lei sulle ventitrè. Quando son presso all'uscio, odo in casa un bisbiglio insolito: usciva un frate d'Araceli col Bambino,[6] ed un torchietto davanti. Salto in casa (sudavo freddo!) e la fante mi dice: Madonna sta in termine di morte.

La sera innanzi, dopo cena, era stata colta da uno sfinimento, ma non pareva male d'importanza. Posta a letto e confortata con panni caldi, si quietò, e così rimase sino alla mattina. Il sole era già alto e non si sentiva. Venne un tal maestro Jacopo da Montebuono che s'impacciava di medicina, e la trovò quasi fredda. Quello sciagurato, invece di por mano a tutti gli argomenti più gagliardi, se la passò con qualche parola dicendo fosse lasciata in riposo. Tornato poi sul tardi, si sbigottì, e gridando ch'era spacciata, fe' correr pel prete, e senza trovar strada a soccorrerla nè a vincere questo suo inesplicabile male, poco dopo l'avemaria, la sconsolata famiglia udì dalla bocca stessa del medico che era passata.

Gli alloggiamenti di Francia comparvero in questa, ed Ettore dovette interrompere il suo racconto. Si fece avanti il trombetta sonando, e gli uscì incontro un soldato a cavallo per intendere che cosa cercasse.

Saputo il motivo della loro venuta, ne avvertì l'ufficiale di guardia in quel luogo, il quale, poich'ebbe vista la lettera che da Consalvo si scriveva al duca di Nemours capitano di quell'esercito, impose a Brancaleone ed a Fieramosca di aspettare che spedisse al duca ad ottener licenza che entrassero in campo.

Offerì loro intanto una trabacca ove si alloggiava la guardia della porta: ma i due amici, udendo che la stanza del capitano era ancor molto lontana, risolvettero d'aspettar quivi, tanto che il messo fosse tornato con la risposta.

Ivi presso sorgeva un gruppo di querce, con molt'erba fresca, che protetta dall'ombra offeriva in quell'ore bruciate del mezzo giorno un bellissimo stare. Vi si condussero i due guerrieri, e legati i cavalli agli alberi, si disarmaron la fronte e sedettero uno accanto all'altro appoggiando le spalle a quei tronchi. Una leggiera brezza marina rinfrescava loro il viso; onde l'uno riprese a parlare con nuovo animo, ed all'altro crebbe la voglia di ascoltarlo.