Io, se t'avessi a dire, a questa vista non mi smarrii punto; ma pensando che, se non in vita, in morte almeno saremmo uniti, che eravamo avviati all'istesso viaggio, e che una stessa stanza era per accoglierci ambedue, seguii pieno di funesta gioja e già tutto nel mondo di là, lasciandomi condurre senza badare ove s'andasse. Passato Ponte Sisto per Trastevere, entrammo in Santa Cecilia.

Deposta la bara in quella sagrestia ov'è l'avello del figlio di Santa Francesca romana, io mi tenni da canto appoggiato al muro, mentre dai frati si cantavano l'ultime esequie. Alla fine sonò sotto la volta il Requiescat in pace.

Tutti uscirono in silenzio ed io rimasi solo quasi allo scuro; non v'era altro lume che la lampada della Madonna. Udii alla lontana il bisbiglio ed i passi del popolo che usciva. In quella scoccò l'ora di notte, e camminava per la chiesa il sagrestano scuotendo il mazzo delle chiavi, e disponendosi a chiudere.

Nel passarmi, vicino, si accorse di me e mi disse—si chiude.—Io gli risposi—ed io rimango.—

Egli guardatomi, e facendo l'atto di chi riconosce taluno, disse:

—Sei l'uomo del duca? Troppo fosti sollecito.... La porta rimarrà socchiusa; e poichè sei qui tu, io me ne vo pe' fatti miei.—E senza udir altro se n'andò.

Io poco li davo retta; pure quelle parole mi fecero risentire, e non sapevo se egli od io sognavamo. Che duca? che porta socchiusa? Che vuol dire questo sciagurato? pensavo fra me.

Pure lontano le mille miglia dal vero, nè essendo capace di molto ragionare in quei momenti, tornai presto nella prima risoluzione, e dopo breve spazio (tutto intorno era cheto) me ne venni col brivido della morte alla bara.

Tolto il drappo che la copriva, e, tratta la daga che era forte ed acuta, mi posi a sconficcar la cassa, e durai gran fatica con quel solo ajuto ad alzar le capocchie de' chiodi; ma tanto feci che n'ebbi levato il coperchio.

Il bel corpo stava avvolto in un lenzuolo vestito di panni bianchissimi. Io prima di morire volevo veder quell'angelo in viso ancora una volta. Mi posi ginocchioni, e andavo svolgendo i veli che mi toglievano quell'ultimo conforto. Alzai l'ultimo lembo, e apparve il volto di Ginevra: pareva una statua di cera. Tutto tremante calai la mia fronte sulla sua, ed alla sfuggita, che mi sembrò delitto, non potei fare di non baciarle le labbra. Le labbra diedero un piccolo tremito. Ebbi a cader morto. Può far tanto, dissi, Dio onnipotente, la tua misericordia! E le tenevo le mani ai polsi. Il batticuore mi toglieva il respiro. I polsi davano segno. Ginevra era viva!