—Sì, sì... che ad ogni modo le noci son macinate, e per l’olive serve il ciuco... Che Dio vi benedica.—

Fra Giorgio se n’andò contento. L’altro guardandogli dietro giunse le mani, strinse le labbra, ed alzò gli occhi al cielo.


CAPITOLO IV.


—Il cavallo è trovato... e’ ti pare aver fatto tutto!... resta a vedere se ti potrà portare, che non s’ha a far i conti senza l’oste.—

Così diceva Fra Giorgio avviandosi verso la stalla. Andava pensoso, col cuore piccino piccino, come chi trovandosi costretto a far una spesa e non avendo numerati da un pezzo i quattrini che ha in borsa, si dispone a contarli, ma il cuore gli dice che non arriveranno.

Ne’ primi tempi dopo che era entrato in convento, ogni tanto andava a trovare il suo cavallo e sempre s’ingegnava di razzolar qualche cosa per supplire alla scarsità e cattiva natura della pietanza che gli somministrava l’ortolano. Per una bestia avvezza a farsi il fianco tondo ogni giorno con paglia, orzo, e biada ci voleva altro che star ai pasti del ciuco e di due vacche smunte che erano i suoi compagni di stalla e di lavoro.