Mentre segretamente si metteva in ordine di panni, d’arme e dell’altre cose che gli bisognavano, parte spendendo de’ suoi danari, parte di quelli della madre, che in questo suo bisogno gli volle donare tutt’i risparmi fatti in tanti anni; una parola uscita di bocca alla Lisa lo confermò sempre più nelle sue risoluzioni, e ne affrettò l’esecuzione. L’udì un giorno, parlando co’ fratelli d’un giovane loro parente che attendeva allo studio delle leggi, dire: «Quanto a me non mi pare uomo chi non vedo a cavallo colla corazza sul petto.» Queste parole suonarono all’orecchio di Lamberto come gli avesse detto «Ora se vuoi avermi tu sai quel che hai a fare».

Due giorni dopo sulla prim’alba il giovane coperto di tutte arme picchiava all’uscio della Nunziata, per abbracciarla e domandarle la benedizione. Il lettore potrà facilmente immaginare gli atti e le parole d’ambedue senza che prendiamo a descriverli minutamente. Al momento di dividersi, la povera vecchia preso tra le mani scarne e tremanti il capo del figlio, che avea posto in terra le ginocchia, lo baciò in fronte, lo benedisse, e ponendogli al collo un crocifisso d’ottone gli disse «Questo non lo lasciar mai, figlio mio, ti porterà ventura» e Lamberto partì.

Ma prima d’avviarsi alla porta S. Gallo ov’era il suo cammino, volse il cavallo e lo fermò al portone di casa i Lapi. Mai gli era bastato l’animo di parlar proprio schietto ed aperto alla Lisa; ma ora il momento del distacco, la risoluzione presa, lo facevano animoso; quell’arme stesse che lo coprivano, già gli pareva sentire l’avessero mutato in tutt’altro uomo, e forse (era così giovane!) godeva mostrarsi alla Lisa tutto lucente di ferro, e pensava: quando sarò lontano e si ricorderà di me, mi vedrà colla spada e la rotella, e non con quel maladetto braccio e quei maladetti broccati.

Smontò da cavallo, e su per le scale risolutamente giunse alla loggia dell’ultimo piano. Lisa alzatasi pur allora era uscita con un infrescatojo ad annaffiare i suoi fiori prima che levasse il sole.

Le parole furon pronte e brevi.

—S’io ritorno, disse Lamberto tenendosi a due passi dalla giovane, e colle mani giunte in atto di preghiera, s’io ritorno sarò degno di voi, s’io non ritorno... vorrà dire che Lamberto vostro avrà perduta la vita per meritarvi. Ove ciò sia, avrete memoria di me? Se Iddio mi serba a miglior fortuna, sarete contenta aspettarmi?—

Lisa s’era appoggiata al muricciuolo della loggia, chè quella comparsa improvvisa, quell’arme, le parole del giovane gravi e tenere al tempo stesso, le aveano messo in cuore siffatto turbamento, che le ginocchia le tremavano.

Sentì velarsi la vista da una nube dì lagrime, e rispose sotto voce volgendo il capo in altra parte:

—Sì, povero Lamberto!—

Stesa poi la mano ad un vaso di rose tutto in fiore, ne colse una, la diede a Lamberto, e fuggì nelle sue camere.