— Aprite, signora, per carità!
Ella prese un lume, attraversò due o tre stanze, scese per le scale, andò a tirare i grossi catenacci. Silenziosamente il maggiore era disceso da cavallo e se lo trasse dietro, nel cortile; lo legò a un anello di ferro. La signora [pg!92] andava innanzi e il maggiore dietro; quando furono nella stanzetta, il maggiore le fece cenno di chiudere la porta, a chiave. La bimba, già in letto, guardava tutto questo con un par d'occhioni spaventati.
— Signora — disse il maggiore — io sono nelle vostre mani.
Ella lo guardò, sgomenta. L'ufficiale svizzero era in uniforme, tutto gallonato, tutto scintillante di oro: ma teneva il capo abbassato sul petto.
— Che avete fatto? — chiese ella duramente.
— Sono scappato, signora. Fuggo da tre ore; due ore siamo stati nascosti in una macchia, il mio cavallo e io.
[pg!93] — Non avete preso parte alla battaglia?
— No, signora, vi dico che sono scappato.
— E perchè? — chiese ella a quel colosso.
— Perchè avevo paura — disse lui, semplicemente.