Era la migliore sua opera. Il pubblico andò in estasi per l'artista; la moglie sorrise, guardò bene, le piacque l'abito di Francesca e non altro. Il pittore manifestò l'intenzione di non vendere il quadro. Ma la volontà della moglie era che si vendesse. E fu venduto.
Nello stesso anno il pittore morì di una malattia di languore, come ne muoiono gli uomini troppo robusti.
Ieri l'altro sono passato presso la sua tomba. Un monumento candido, nuovo, carico di corone. Sulla pietra, in versetti addolorati, due nomi, due persone si dolgono ancora dell'immatura morte. E sono la moglie e l'amante--e il tradimento è ancora là, scritto nel marmo, sotto la luce del sole, sotto i cieli azzurri, tra i fiori; il tradimento pomposo e sfacciato è sulle ossa dell'artista.
La Settimana delle Novelle.
(ANNIVERSARIO)
Francesco II, Francischiello, aveva data l'amnistia: gli emigrati napoletani, a cui l'esilio era duplice dolore, ritornavano in patria, incerti, dubbiosi della parola malfida di questo Borbone, ma vinti da una irresistibile nostalgia. Il quindici di agosto, giorno dell'Assunzione, era tornato in Napoli un emigrato di Terra di Lavoro, partito studente, nel quarantotto; e da paesi assai lontani portava seco la moglie giovane, straniera e una figliuolina di quattro anni. Ora, a Napoli, egli prevedeva rivolgimenti, tumulti e sangue; e pensò a mettere in sicuro la moglie e la bambina. Così le condusse in Terra di Lavoro, a Ventaroli, nella casa paterna, le raccomandò ai suoi parenti e ripartì per Napoli.
Nè voi troverete Ventaroli sulla carta geografica: Ventaroli è anche meno di un villaggio, è un piccoletto borgo sulla collina, più vicino a Sparanise che a Gaeta. Vi sono duecentocinquantasei anime, tre case di signori, una chiesa tutta bianca e un cimitero tutto verde: vi è un gobbo idiota, una vecchia pazza e un eremita in una cappelluccia, nella campagna: il nome del paese è inciso grossolanamente sopra una pietra: i protettori sono i SS. Filippo e Giacomo, la cui festa ricorre ai due di maggio: la protettrice è la Madonna della Libera, che sta nella cappelluccia dell'eremita. A Ventaroli ci si alza alle sei del mattino, si mangia a mezzogiorno, si dorme, si passeggia, si cena alle sette e si ridorme alle otto. Alla mattina vi è la messa; alla sera il vespro e il rosario. Verso l'imbrunire è un gran grugnito di maialetti che ritornano dal pascolo; e un mormorio di voci umane, strilli di donna e pianti di fanciullietti. Il parroco, don Ottaviano, uomo bruno e segaligno, era propriamente cugino dell'esiliato, e capo della prima famiglia del paese.