Mi condusse allo specchio; vidi nel cristallo una faccia smorta, consunta dall'età, dalla sofferenza, due occhi neri, ardenti, due labbra brucianti, una veste nera, un ramo di corallo rosso. Vidi la sua figura, che era la mia figura; urlai come una bestia:
--Non sono pazza, non è la mia testa che devono curare, ma è la più fiera nemica che è entrata in me; il fantasma si è messo nell'anima mia. L'altra non vuole andarsene, vuol vivere in me, così siamo due; bisogna esorcizzarmi; chiamate un prete, e dica sul mio capo le parole sacre della preghiera che libera le anime!
Scena.
Tutta chiusa ancora nella pelliccia di lontra, con la veletta nera del cappellino ancora abbassata sugli occhi, con le mani ficcate e strette nel manicotto, donna Livia, ritta innanzi al caminetto, si riscaldava i piedini intirizziti alla vampa. A un tratto, nell'ombra della sera nascente, ella vide biancheggiare qualche cosa accanto a sè.
--Chi è?--disse buttandosi indietro, improvvisamente sgomentata.
--Sono io, Livia, non aver paura--rispose il marito, con tranquillità.
--Ah! sei tu, Riccardo? Non ti ho inteso venire--e la voce si era subito raddolcita, era diventata tenera.
--Non capisco come non abbiano portato i lumi.