--Hai ragione, ma come fare? Questa qui mi si raccomanda, e poi spesso da Parigi mandano degli intrugli di colore di cui è impossibile servirsi. Crederesti che a Giulia hanno mandato un vestito verde! Piangeva, oggi. Sono stata anche da lei, un minuto, per vedere questo vestito che lei aspettava con una certa ansietà. Fiasco, Riccardo mio, fiasco! Un vestito verde chiaro!

Il suo riso strillò per la stanza, poi, essendosi tolto il cappellino e sbottonata la pelliccia, si distese anche lei sulla poltroncina dall'altra parte del fuoco.

Ora la volubilità nervosa con cui aveva parlato si chetava. Ella si passava lentamente le dita nei capelli biondi ondulati come per lisciarli. Don Riccardo accese un'altra sigaretta, e guardando il fuoco parlò così:

--Livia, oggi tu sei uscita alle tre con la vittoria. Sei subito andata da Sofia e vi sei rimasta fino alle tre e venti; di lì sei andata da Giulia, dove sei rimasta dieci minuti; alle quattro eri innanzi al portone della tua sarta in piazza di Spagna; sei entrata di là e ne sei immediatamente uscita dalla porticina che dà in piazza Mignanelli. Hai preso una vettura chiusa da nolo che portava il N. 522. Sei andata in via Cesarini al N. 170, al primo piano, dove Mario Torresparda ha un appartamentino per ricevere le signore del bel mondo che si compiacciono d'andarlo a trovare. La sua abitazione legale, dove riceve gli amici e le cocottes, è altrove. Sei restata là dalle quattro e dieci minuti fino alle cinque e cinquanta minuti; sei discesa, la vettura da nolo t'ha ricondotta in piazza Mignanelli; non avevi moneta spicciola, poichè non si pensa mai a tutto, hai date dieci lire al cocchiere, sei subito uscita dalla grande porta di piazza di Spagna, sei montata nella vittoria, che ti ha condotta per venti minuti alla Villa Borghese, d'onde sei ritornata subito qui.

Ella era scivolata sul tappeto e gli stendeva le braccia mormorando:

--Perdonami, perdonami, era la prima volta!

--La prima volta, lo so. Mario Torresparda ti fa la corte da luglio, quando eri a Livorno; cominciò una sera di plenilunio; fu niente, prima, uno scherzo, poi dalla Svizzera dove era lui, in Sabbina dove eri tu, ti ha scritto prima spesso, poi ogni giorno. Hai sempre risposto; saranno state da cinquantadue a cinquantacinque fra lettere e biglietti. Qui vi siete visti due volte, al Pincio, di mattina, venerdì diciotto novembre e domenica ventotto. D'allora gli prometteste d'andare da lui, ma hai già mancato di parola due volte, lunedì e giovedì della settimana scorsa. Oggi finalmente ci sei andata per la prima, volta.

--Oh Riccardo, oh Riccardo!--singhiozzava donna Livia come un bambino--Perchè non mi uccidi, invece di dirmi queste cose?

--No, mia cara, io non ho l'abitudine di ammazzare nessuno e non voglio cominciare adesso, io. I mariti che uccidono le mogli si vedono nei romanzi di Ohnet e nei drammi del medesimo autore. Io non sono di questo parere: ho certe mie idee sull'onore che trovo inutile di sottometterti, perchè tu non le intenderesti. Sangue, no; non vale la pena, cara. Ci siamo voluti bene, prima e dopo il matrimonio, per un bel pezzo; poi tu non me ne hai voluto più, come è perfettamente naturale, e naturalmente ne hai voluto ad un altro. Non mi parlare di lotta, di battaglia, di acciecamento, di passione contrastata; non servirebbe a nulla, io non ci credo. Gli amori finiscono, ed è logico che sia così. Il tuo, per me, è durato abbastanza, mi pare.--Non mi lagno, come vedi; tu non hai fatto nulla di irregolare; anzi con quella lunga abitudine femminile, per quella tradizione a cui non mancate mai voialtre, per quel raffinato gusto per cui siete tanto seducenti, tu hai scelto il mio buon amico Mario Torresparda. Io gli volevo bene a Mario Torresparda, e glie ne voglio ancora. Non mi batterò mica con lui, per dar gusto a te ed al pubblico. Vuoi forse dirmi che egli ti ha sedotta? No, cara, non è vero: forse tu stessa credi che sia così, sei in buona fede; ma disilluditi, sono le donne che cominciano sempre a sedurre, e l'uomo si lascia prendere. Che colpa ha Mario Torresparda? Nessuna. Ha trovato una donna che faceva la civetta con lui, si è lasciato invescare, poveretto, si è innamorato. Lo compatisco, esser l'amante di una donna maritata non è molto piacevole, è una posizione piena di fastidi.

--Oh come hai ragione di disprezzarmi!--singhiozzò lei.