Fu così che Adriana di Castroreale s'innamorò perdutamente di Giorgio Filomarino. Fu questa la vittoria di Annibale.
Falso in Scrittura.
Trovò nel prezioso cassettino di ebano, tutto odoroso di profumi antichi, tutto pieno di morticini sotto la forma di un braccialetto, di un ditale, di un frammento di marmo, di un brandello di merletto, di una perla smarrita, queste tre lettere che formano un morto solo che furono un sol lutto.
12 Maggio...
Egregio signor Cesare--La sua lettera m'ha fatto male. Passai tutta la notte a interrogare la mia coscienza di donna onesta, per sapere che atto, quale parola mia le abbiano permesso scrivermi quel che m'ha scritto. Ella m'ama, signor Cesare, e vuole essere amato da me--da me donna vincolata, malamente sì, ma vincolata. Quale idea ha ella della donna, della virtù, dell'onestà? E in quale pessimo ambiente femminile ha vissuto per creder pessime tutte le donne? E di sua madre, che fu sicuramente una santa donna, se ne ricorda? Mi perdoni la vivacità di queste parole. Fui offesa e se prendessi consiglio soltanto dalla dignità, non le risponderei neppure. Ma la bontà rende mite il mio cuore. Che io mi sappia, nel dolore così forte che lei mi descrive con tanta sincerità di parole, io non ho colpa. Le usai quelle oneste preferenze che si debbono a giovane intelligente e colto; m'intrattenni con lei in quei piacevoli e sereni discorsi che elevano o purificano l'anima, resa troppo volgare dalle materialità della vita; accolsi le manifestazioni della sua stima, le ricambiai con quelle della mia. Tutto era casto, tutto era candido fra noi--ed ecco che lei mi sgomenta con le espressioni infuocate di un amore che non posso permettere in lei, che non troverà mai--no, mai--corrispondenza in me. Ho marito, signor Cesare. Lei pare che lo abbia dimenticato. Io non posso dimenticare.
D'altra parte lei è così solo, così soffocante, così affettuoso che io non oso infierire contro lei. Io stessa, signor Cesare, sono molto sola, molto infelice in questa dura e lunga vita che trascino a stento. Lei sa quale e quante disillusioni ha avuta la mia gioventù. Tutte le mie balde e azzurre speranze caddero come foglie inaridite da un albero decrepito. Io nella vasta solitudine che ho intorno non sento voce amica, non vedo uno sguardo luminoso che mi riscaldi. Il mio sogno è scomparso, l'amore del mio cuore è distrutto. Non so di che popolare questo deserto. Ho freddo nell'anima. E lei rabbrividisce allo stesso brivido. È lei capace di un grande sagrificio, signor Cesare? Vuole ella rinunziare ad ogni idea d'amore nel presente e nell'avvenire? Vuol ella dirmi sì, senza condizioni, senza speranza?