L'onorevole Oldofredi non era un frequentatore troppo assiduo della biblioteca della Camera: ci andava qualche volta per cercarvi un amico; ma non leggeva, nè chiedeva mai libri e giornali. Dicevano anzi, le maligne lingue parlamentari, ch'egli non sapeva leggere. Ora, come quel giorno entrò in biblioteca, e trovò Sangiorgio seduto davanti a un vero monte di volumi, che scartabellava opere di statistica, e sfogliava libri di economia politica, di storia, di scienze sociali, con quell'intemperanza di ricerche e di preparazione che è propria dei provinciali meridionali, quel fatuo anconetano ebbe un lieve sorriso di scherno. Affacciò prima il capo all'uscio, per vedere se ci fosse il collega di cui andava in cerca; poi, spinto chi sa da qual nuovo pensiero, entrò, sebbene non avesse trovato il collega. Entrò, e cominciò a passeggiare in su e in giù, oziosamente, soffiando via dal piccolo bocchino d'ambra i rimasugli della sigaretta.

L'onorevole Oldofredi, malgrado la riputazione dongiovanesca e spadaccinesca che s'era acquistata, non era nè un bello nè un forte uomo: macchina d'ossa e di nervi mal connessa, aveva in tutta la lunghissima persona uno sconquasso sgradevole, nella faccia un color terreo antipatico, negli occhi una crudezza sciocca, e un dislocamento di tutte le membra che lo faceva parere un automa ambulante a caso.

Sangiorgio, dal primo momento che lo vide, gli pose gli occhi addosso, e non potè più lasciarlo. Una specie di attrazione dispettosa distraeva il Basilisco dalle statistiche e dai libri di economia politica, e lo spingeva verso il deputato marchigiano, ch'egli disprezzava e odiava, per un istinto misto di regionalismo, d'amante e d'ambizioso. Lo guardò fissamente, intanto che Oldofredi passeggiava, pensando con la penna sospesa sulla carta. Quel Donchisciotte antipatico a tutte le donne, ignorante, sciocco, inabile, che pure con tutte queste qualità negative era sempre riuscito a farsi rieleggere, a far parlare di sè, ad avere nella vita politica e nella vita mondana una posizione spiccata, gli pesava sullo stomaco, come uno di quei cibi indigeribili contro di cui si ha una ripugnanza istintiva.

Oldofredi era lo sciabolatore politico: dei suoi duelli non si parlava più, se non vagamente, come di qualche cosa confusa e lontana, poichè da parecchi anni nessuno aveva più osato provocarlo; ma non c'era questione personale ove egli non fosse chiamato come padrino, o come arbitro, o come consigliere; ma non c'era, fuori o dentro la Camera, una più sicura e più salda autorità cavalleresca. Ciò dava a quel brutto e volgare uomo un'aureola romantica, e diceva la cronaca pettegola che le donne volentieri posavano i desiderii indecisi ai piedi di quel Rolando marchigiano, che appariva ad esse come un campione formidabile contro i pericoli del peccato.

«Avete visto, per caso, l'amico Bomba, onorevole Sangiorgio?» chiese Oldofredi, fermandosi innanzi allo scrivente.

«Io? No,» rispose l'altro, seccamente alzando il capo.

«Dove si sarà ficcato? Nell'aula non ci è: parla quell'asino di Borgonero, sopra non so quali sciocchezze. Ho cercato l'amico Bomba dappertutto: non può essere che qui, in compagnia di quell'imbecille di Giordano Bruno. Ci credete voi, Sangiorgio, all'esistenza di Giordano Bruno?»

«Io? Sì,» fece l'altro seccamente.

Sangiorgio guardava Oldofredi, fisso, con una freddezza di sguardo che avrebbe fatto tacere un chiacchierone meno vanitosamente distratto, ma quell'altro passeggiava, guardava in aria, aveva accesa un'altra sigaretta, dimenava quel suo lungo e antipatico corpo dinoccolato, empiendo di rumore quella cheta stanza da studio. Di già, dalla stanzetta accanto, a destra, l'onorevole Gasperini, il toscano dalla barba bianca, dal sorriso arguto e dagli occhi fini dietro gli occhiali, si era affacciato due volte, lasciando a mezzo certe teorie di finanza: e si era stretto nelle spalle, infastidito, al chiasso dell'onorevole Oldofredi. Costui, arrivato innanzi all'altra porta che dava sulla stanzetta a sinistra, sogghignò, ritto sulla soglia, appoggiato allo stipite, con le mani in tasca: nella stanza a sinistra, l'onorevole Giroux, un vecchio lento e grave, con le palpebre socchiuse, l'aria di addormentato, leggeva in un librone legato in pergamena. Oldofredi sogghignava. Poi, accostandosi di nuovo al tavolino di Sangiorgio, disse, sghignazzando ancora:

«È di là, sapete, con Copernico.»