Tutte diversamente belle e attraenti sotto la viva penna dello scrittore, tutte dotate del fascino della vita che vibra, più forte, nei ricordi e par vita, tutte variamente strane e seducenti, tutte quante davano al cuore innamorato di Adele Cima le trafitture, e i sussulti, e i pallori, e gli scoramenti di una gelosia invincibile. Con curiosità tormentatrice, ella ritornava a rileggere quelle pagine dove la natural poesia dell'arte ingrandiva e affinava quelle creature muliebri: e nella loro essenza, nella loro forma, Adele Cima le invidiava, sentendosi da loro così diversa, così lontana, sentendosi a loro tanto inferiore da soffrirne come per persone umane che l'avvilissero con la loro superiorità, ogni giorno, ogni ora:

—Tu hai conosciuto quell'Angelica, del tuo romanzo?—disse, in uno dei momenti di più forte pena.

—Sì.

—L'hai amata?

—Sì.

—Era molto seducente?

—Molto.

La povera semplice donna tacque. Ah che egli era una persona troppo sincera, mentre avrebbe potuto risparmiarle queste verità così atroci!

—Perchè hai finito di amarla?

—Mi ha tradito.