—Non importa, la felicità—ella rispose, con un sorriso estatico.
—Bugia, bugia! Bisogna esser felici, bisogna avere il cuore di bronzo! Di bronzo, cara mìa bella!
—Non importa, meglio averlo aperto a ogni tenerezza—replicò con la forza del suo innocente animo.
—Vi preparate un brutto avvenire, Luisa,—disse lui, glacialmente.
—Non importa—ella ribattè, per la terza volta, con il supremo coraggio dei cuori buoni.
Ed era così bella della sua gioventù, del suo candore, della sua abnegazione, così bella per sè, e per quello che confusamente ma fortemente sentiva, tanto nobile abbandono, tanto alto sacrificio da lei traspariva, che egli si arrestò, un po' smarrito, ammirando quella creatura semplice e sana, che si gittava nel precipizio a occhi chiusi, sorridendo.
I.
—Povera Luisa—mormorò soltanto lui, carezzandole la manina inguantata che si appoggiava fidente al suo braccio.
—Non mi compatite—ella rispose, crollando il capo, sorridendo a una idea—io sono più felice di voi,
—Forse—disse lui, con voce breve.