—Che debbo fare, perchè tu creda?
—Nulla, Clara: non fare nulla. Io sono uno sventurato.
—E perchè? Non ti voglio bene, io, malgrado la tua incredulità? Non mi vuoi bene, tu?
—Io!—gridò lui.—No, no, non ti amo!
—E che mi hai detto ieri sera, allora? Hai mentito? Sei diventato bugiardo, ora? Non eri bugiardo, prima.
Giovanni Serra non rispose. Era così pallido, così disfatto ed evitava tanto di guardarla!
—Amore mio, amore mio—ella riprese, tenerissimamente, carezzandogli una mano—non tormentarti, te ne prego. Non ti dico nulla, non ti domando nulla: la mia voce e le mie parole ti agitano, lo vedo. Lascia ch'io stia vicino a te, così, in silenzio.
Era, difatti, seduta accanto a lui, sul divano, e gli aveva passato un braccio sotto il braccio; aveva appoggiata lievemente la testa sulla sua spalla. Un lungo silenzio: ma ella, a occhi bassi, sentiva che il respiro di Giovanni diventava affannoso. Allora, pian piano, levò gli occhi, lo guardò, gli mormorò:
—Mi vuoi bene?
Una così grande espressione di dolore, negli occhi di quell'uomo! Ella tacque, ancora un poco, legata a lui, cheta, respirando appena: poi le parve che egli le sfiorasse con le labbra i capelli: