—Quando parte, il prossimo treno, per Firenze?—diss'ella, brevemente.

—Alle dieci e mezzo, fra tre ore.

—Tre ore, tre ore….—mormorò Grazia, come pensando.

—Vuoi che ti accompagni a casa mia…. non vi è nessuno…. o in albergo?—E il verbo accompagnare era stato molto sottolineato.

—No, no, a casa tua—rispose subito Grazia, con una paura nella voce.

—Allora, in albergo?—soggiunse lui, pazientemente.

—…. Sì,… ma senza entrare in Roma—e abbassò gli occhi, come vergognandosi.

—Vi è il Continentale qui dietro, in Piazza Margherita, non ti stancherai molto.

Seguìti dal facchino che portava le loro robe, vi andarono; sottovoce come se indovinasse le intenzioni di Grazia, Ferrante chiese due stanze al segretario dell'albergo; sottovoce costui gli domandò se le voleva vicine, e Ferrante gli disse subito che non importava. Grazia saliva innanzi, chinando il capo; alla porta della sua stanza, il segretario li salutò. Ella restò ferma, guardando Ferrante, con la mano appoggiata sulla maniglia della porta.

—Rammentati, è alle dieci e mezzo: verrò a prenderti alle dieci—disse Ferrante, gelidamente.