—E come avete vinto questa paura?—egli chiese, rompendo il silenzio.

—Come voi avete vinto il vostro dubbio.

—Cioè?

—Pensando che, infine, vi è una fatalità che lega segretamente le persone che si debbono amare, che si debbono appartenere; e che dopo aver lungamente combattuto, invano, questa fatalità, era ben dolce lasciarvisi andare, senza resistenza, senza forza, oramai, più. Sentendo che vale la pena di rischiare tutte le infelicità, tutti i dolori per un poco di amore, con quella tale persona, tanto desiderata, tanto invocata; sentendo che non si deve morire, senz'aver gustato a quel tale amore che si è troppo sognato e troppo respinto.

—È vero, è vero—egli disse.

—Non avete voi superato il vostro profondo e insistente dubbio, sul vostro amore, proprio per questo?

—Sì.

—Così ho superata la mia paura—confermò lei.

* * *

Ma le parole sincere che essi avevano pronunziate, stavano fra loro, nell'aria, intorno a loro nelle loro menti, nei loro cuori: quello che non si erano mai detto, ora lo sapevano. E altre parole più intime, più cocenti, anche più sincere, le più sincere fra tutte, quelle che stanno chiuse nell'intimo del cuore, che sono la verità istessa dell'anima, il grido ultimo, essi intravedevano, in una rivelazione indistinta, ma dolorosa. E il silenzio fra loro si fece tragico; e si fece tragicamente lungo, ognuno di essi assorbito dal proprio pensiero, da una agitazione muta ed estrema. Forse in quell'assorbimento, ognuno si pentiva di aver parlato, ognuno s'incolpava di aver dichiarato il segreto del proprio spirito, tristemente e inanemente; ma le parole erano state dette, avevano vibrato nella voce, avevano ondeggiato nell'aria, ognuno le aveva udito palpitare nel proprio cervello. Impossibile tornare indietro. Ella fu, che interruppe, per la prima, il silenzio: e la sua voce la scosse, come mai udita; ed egli fu scosso da quella voce, come inaspettata.