— Canituccia, Canituccia!

Allora, borbottando improperi, scese per la viottola che dalla porta di casa, tagliando in due parti l’orto, conduceva al portone. Lì guardò verso la via di Carinola, verso la traversa della Madonna della Libera, verso la unica via che taglia in due parti il piccolo villaggio di Ventaroli. Canituccia non si distingueva.

— Sarà morta ammazzata, quella tignosa — mormorò.

Un gemitìo sommesso le rispose. Canituccia era seduta sullo scalino del portone; accovacciata, col capo quasi tra le ginocchia e le mani nei capelli, lamentandosi.

— Ah, stai qua? E non rispondi, che tu possa essere impiccata? Dì? perchè piangi? T’hanno bastonata? E Ciccotto dove sta?

Canituccia, una bambina di sette anni, non rispose e si lamentò più forte.

— Perchè sei venuta così tardi? E Ciccotto?

[pg!057] Dì la verità, hai perduto Ciccotto? — e la voce rabbiosa di quella vecchia zitella contadina divenne tremenda.

Canituccia si gettò per terra bocconi, con le braccia aperte, singhiozzando. Aveva perduto Ciccotto.

— Ah, scellerata, assassina della casa mia, figlia di mala femmina, che non sei altro! Hai perduto Ciccotto? E tieni. Hai perduto Ciccotto? E piglia. Hai perduto Ciccotto? E afferra.