— Padrona mia! — disse l'altro, ironicamente. — A crederti, che fai la piegatrice di giornali! A me pare che tu faccia qualche altra cosa.

— Nossignore, nossignore! — gridò disperatamente la giovane. — Io non sono quel che dite! Domandate di me, domani, alla tipografia del Giornale di Napoli, Maddalena, Maddalena, la malata, tutti mi conoscono. Per amor di Dio, questo ci mancava!

— E non ti offendere! Non ti offendere! — disse brutalmente il delegato. — Qua siete tutte degli angioli, in questa locanda. A sentir voi, campate tutte onestamente, come tante Madonnelle.... già.... già....

— Signor delegato, signor delegato! — esclamarono Fortunatina e Maddalena, piangendo ambedue.

Egli aveva ancora girato sui tacchi, avendo fretta, forse, di finire quella visita, in quelle stanze puzzolenti, fra tutti quei cenci sordidi, in mezzo a quella miseria. E si trovò dinanzi donna Carminella che lo guardava, immobile, con gli occhi sbarrati, piena del più grande sgomento.

— Voi prendete sempre i nomi di chi viene, qui, la notte? — le chiese, con le mani in tasca, cercando i fiammiferi per accendere il suo mozzicone.

— Ma come, Eccellenza, ma come! Sempre voglio sapere i nomi....

— Dovreste tenere un libro.... un registro.

— Io non so nè leggere nè scrivere Vostra Eccellenza....

— Ci vuole un registro.... se no, pagate la multa.... e vi chiudo la locanda.