‟La Duse mi ha raccomandato di stare attento a Joanna, di non abbandonarlo,” disse Paolo Stresa, raggiungendo gli amici che lo avevano fatto chiamare, e che lo aspettavano fuori del Teatro Valle, ‟io credo che bisognerebbe persuaderlo a far cessare il giornale: può accadere una disgrazia.”

‟A ogni buon fine gli ho portato via il revolver,” disse Frati.

Entrando nell'ufficio, lo trovarono tutto illuminato. Riccardo stava prendendo da un armadio le ultime bottiglie di quello sciagurato kummel ch'era servito a festeggiare le prime settimane del giornale, e che gli aveva procacciata l'ultima stilettata. Pareva tranquillissimo. Frati si fermò vicino a lui, gli altri due andarono nel salotto, a seguitare un racconto che Malgagno aveva cominciato da dieci minuti, e che pareva eterno.

‟Il Ministro pranzava alle Venete, col Segretario generale dei Lavori pubblici, col Direttore della Banca Nazionale, col Presidente della Società d'Assicurazioni Veneta. L'ho fatto chiamare dal cameriere, per non parlargli davanti a quegli altri. Gli ho parlato lungamente, ho fatto di tutto per persuaderlo. È stato inutile. Depretis è seccato dell'Uomo che ride, s'è accorto che non può tirare avanti, preferisce lasciarlo morire: se lo aiuta a rimettersi in gambe, teme che da un momento all'altro ritorni all'attacco. Quanto a lui personalmente, non può far nulla. Le millecinquecento lire che diede a Joanna, in principio, gli sono state rinfacciate. Poi non può nemmeno aiutarlo indirettamente, col pretesto di affidargli un lavoro: gli articoli di Frati sono stati troppo virulenti, la cosa si saprebbe subito. Del resto il fondo delle spese eventuali era tutto impegnato.”

Joanna entrava con Frati nel salotto, ciascuno con due bottiglie in mano.

‟E gli altri?” domandò Riccardo.

‟Vengono,” rispose Stresa, alzandosi a prendere una bottiglia di mano a Frati.

Il salotto era comune: aveva un'aria borghese, ma poco casalinga, ma niente affatto intima. Già la polvere era penetrata nella iuta, già la vecchiaia prendeva quei mobili recenti. Sulle poltroncine stavano dispersi dei volumi di relazioni dell'Ufficio di Statistica, sul pianoforte era una confusione di carte di musica e di giornali, le molle dei canapè già cominciavano a fiaccarsi per l'abitudine dei redattori di starvi sopra distesi.

Stresa fece un cenno a Frati che chinò la testa e porse l'orecchio:

‟Che t'ha detto?”