Mentre facevano colazione, al Falcone, dove andavano qualche volta, alla domenica o nei giorni di paga, Riccardo Joanna ebbe la bontà di spiegare a Vincenzo Brandi molte cose oscure del giornalismo: e costui, che si era sempre lagnato del silenzio del suo amico, che gli aveva sempre rimproverato la sua musoneria, lo ascoltava, tutto beato, deliziandosi all'aspetto di quei mondi che la parola del suo amico gli schiudeva, pensando quante cose sieno impenetrabili nella vita e superiori alle nostre forze. La colazione si prolungava, amichevolmente, nelle mutue confidenze, perchè Vincenzo Brandi, per ricambiare la bontà di Riccardo Joanna, gli veniva raccontando tutti i suoi progetti per l'avvenire, e i concorsi in cui contava di riescire, e la ragazza che voleva sposare, fra un paio di anni, se essa aveva la pazienza di aspettarlo.
‟Anzi voglio fartela vedere, vieni con me,” disse Brandi con uno slancio supremo di tenerezza.
I due amici se ne andarono sottobraccio, pel Corso pieno di sole, in quella dolce giornata invernale, incontrando una processione di signore e di ragazze, che andavano o venivano dalla chiesa, stringendo nella mano il libro di messa, occhieggiando le amiche, sogguardando con la coda dell'occhio i giovanotti. Un lieto sole, un fiorire di belle ragazze, un incontrarsi di persone sorridenti.
‟La vita è bella,” disse Riccardo Joanna.
Ma Vincenzo Brandi non trovava bella ancora la vita, perchè al Corso mancava la sua ragazza: erano arrivati a Via Condotti, e non l'avevano ancora incontrata. Finalmente, la videro discendere dagli scalini di San Carlo, accanto a sua madre: era una piccolina bionda, un po' palliduccia, con gli occhi chiari, modestamente vestita. Salutò l'impiegato con un batter di palpebre: Riccardo Joanna udì tremare il braccio di Vincenzo Brandi sotto il suo.
‟Tu l'ami assai!” chiese Riccardo.
‟È una passione, caro mio, una vera passione.”
‟E che farai?”
‟Toh? me la sposo.”
‟Ah!” fece soltanto Riccardo, come se non avesse pensato questo scioglimento semplice.