I due amici girarono per Roma sino alle tre e mezzo, si lasciarono un momento prima delle quattro.

‟Mi secca di andare, ma debbo andare,” disse Riccardo. ‟A rivederci, ci vediamo a pranzo.”

E si avviò con le spalle un po' curve e le mani prosciolte della persona indolente. Senza dire nulla a nessuno, andò a sedersi nel suo camerottino: le bozze non erano venute ancora, le attese con pazienza, fumando una sigaretta. Una grande pace era nel suo cuore. Gli portarono le bozze da correggere: l'appendice, l'articolo politico, una corrispondenza erudita e poetica da Venezia, ma null'altro, il suo articolo non vi era. Non s'impazientì, non pensò nulla, sbrigava il suo cómpito speditamente, fermandosi ogni tanto per trarre una boccata di fumo dalla sigaretta. Vennero le altre bozze: le svolse placidamente, vi era il suo articolo. Soltanto, per la novità della calligrafia, era pieno zeppo di errori, e fu mestieri che egli vi facesse tutto un lavoro di riattamento. Quando ebbe finita la correzione, lesse il suo articolo, e gli sembrava la prosa di un altro, una prosa chiara, lucida, tutta solida, tutta nutrita, anzi troppo folta d'idee: e vibrava in essa un umorismo giovanile fatto di melanconia, una ironia piena di forza. Egli si dilettava in quella lettura, come un lettore che s'incontra in qualche cosa che assai gli piaccia, anche ignorandone l'autore. Mentre finiva quella lettura, il redattore capo entrò, guardò il correttore e gli disse:

‟Joanna?”

‟Signore?” e si alzò.

‟Ha fatto lei quell'articolo firmato Glauco?”

‟Sissignore.”

‟Ah!” fece soltanto l'altro.

Nulla soggiunse, voltò le spalle, uscì. Non aveva dimostrato nè collera, nè allegria. Joanna ricominciò il suo lavorío, sulle due prime pagine: l'articolo era in seconda pagina, e in colonna pareva abbastanza lungo. Andò in tipografia, la terza pagina non era pronta, dovette aspettare, seduto sull'alto seggiolone, innanzi al leggío, sotto la vampa del gas. Il direttore andava e veniva, affrettando i compositori, il giornale era un po' in ritardo quella sera e non sarebbe partito in tempo: gli abbonati avrebbero mormorato il giorno seguente. Quando gli ebbero portato la pagina, Riccardo si adoprò a far prestissimo, la macchina era pronta. Il direttore arrivò sino al leggío e acconciandosi le lenti d'oro sul naso, con un modo familiare, disse:

‟Signor Joanna?”