Ranaldo fece al conte aspra risposta,
Forte suonando il suo corno bondino,
Dicendo dopo il suon: - Vieni a tua posta,
Ché or sei vasso ed eri paladino,
E poi che la tua mente è pur disposta
Far la vendetta d'ogni Saracino,
Di qualunque sia morto in ogni lato,
Preso o disfatto, o sia da me robbato.

Ma a te ramento che aggio a vendicare
La morte iniqua d'ogni cristïano.
Don Chiaro il paladin vo' ricordare,
Che l'occidesti in campo di tua mano;
Perciò se ebbe Girardo a disperare,
E per tua colpa divenne pagano.
Ascolta, renegato e maledetto:
Chi dà cagione al mal, lui n'ha il diffetto.

Il padre de Olivier, malvaggio cane,
Venne per tua cagion da Carlo occiso;
Ranaldo di Bilanda per tue mane
Avanti al vecchio patre fo diviso.
E tu quando ti levi la dimane,
Credi acquistar zanzando il paradiso
Con croce e patrinostri? Altro ci vôle
Che per rei fatti dar bone parole.

Ricordate, crudel, che a Monteforte,
Per prender quel castello a tradimento,
Il franco re Balante ebbe la morte,
E ciò fu ben di tuo consentimento,
Ché stavi apresso a Carlo Magno in corte;
Né ti bastando il core o l'ardimento
Di scontrarti con lui sopra al sentiero,
Altrui mandasti, e fu morto Rugiero. -

Queste parole ed altre più diverse
Dicea Ranaldo con voce rubesta.
Ora più oltra il conte non sofferse,
Ma contra lui se mosse a gran tempesta;
Ciascadun sotto il scudo si coperse,
E con alto furor la lancia arresta,
E vengonsi a ferir con ardimento:
Sembrâr quei duo destrier folgor e vento.

Come nel celo o sopra la marina
Duo venti fieri, orribili e diversi
Scontrano insieme con molta roina,
E fan conche e navigli andar roversi;
E come un rivo dal monte declina,
Con sassi rotti ed arbori dispersi;
Così quei duo baron pien di valore
Se urtarno con altissimo rumore.

Non fu piegato alcun di loro un dito,
A benché delle lancie smisurate
Ciascun troncone insino al celo è gito.
Già son rivolti ed han tratto le spate;
Né intorno fu pagan cotanto ardito
Che non se sbigotisse in veritate,
Quando l'un l'altro rivoltò la faccia
Piena de orrore e de ira e de minaccia.

Non vide il mondo mai cosa più cruda
Che il fiero assalto di questa battaglia,
E ciascun sol mirando trema e suda:
Pensati che fa quel che se travaglia!
In più parte avean lor la carne nuda,
Ché mandate han per terra piastra e maglia.
Ranaldo sopra al conte se abandona,
Nel forte scudo il gran colpo risuona.

Il scudo aperse e il brando dentro passa:
Sopra la spalla gionse al guarnimento,
La piastra del braccial tutta fraccassa.
Sente a quel colpo il conte un gran tormento;
Adosso de Ranaldo andar se lassa,
E ben sembra al soffiar tempesta e vento;
A man sinestra gionge il brando crudo,
Sino alla spalla rompe e parte il scudo.

A poco a poco più l'ira s'accende:
Ranaldo sopra l'elmo gionse il conte;
Taglio del brando a questo non offende,
Però che era incantato e fu de Almonte,
Ma il cavallier stordito se distende
Per quel colpo superbo che ebbe in fronte,
E rivenne in se stesso in poco d'ora;
Ira e vergogna al petto lo divora.