Cento cinquanta millia cavallieri
Elesse di sua gente tutta quanta;
Né questi adoperar facea pensieri,
Perché lui solo a combatter se avanta
Contra al re Carlo ed a tutti guerreri
Che son credenti in nostra fede santa;
E lui soletto vincere e disfare
Quanto il sol vede e quanto cinge il mare.
Lassiam costor che a vella se ne vano,
Che sentirete poi ben la sua gionta;
E ritornamo in Francia a Carlo Mano,
Che e soi magni baron provede e conta;
Imperò che ogni principe cristiano,
Ogni duca e signore a lui se afronta
Per una giostra che aveva ordinata
Allor di maggio, alla pasqua rosata.
Erano in corte tutti i paladini
Per onorar quella festa gradita,
E da ogni parte, da tutti i confini
Era in Parigi una gente infinita.
Eranvi ancora molti Saracini,
Perché corte reale era bandita,
Ed era ciascaduno assigurato,
Che non sia traditore o rinegato.
Per questo era di Spagna molta gente
Venuta quivi con soi baron magni:
Il re Grandonio, faccia di serpente,
E Feraguto da gli occhi griffagni;
Re Balugante, di Carlo parente,
Isolier, Serpentin, che fôr compagni.
Altri vi fôrno assai di grande afare,
Come alla giostra poi ve avrò a contare.
Parigi risuonava de instromenti,
Di trombe, di tamburi e di campane;
Vedeansi i gran destrier con paramenti,
Con foggie disusate, altiere e strane;
E d'oro e zoie tanti adornamenti
Che nol potrian contar le voci umane;
Però che per gradir lo imperatore
Ciascuno oltra al poter si fece onore.
Già se apressava quel giorno nel quale
Si dovea la gran giostra incominciare,
Quando il re Carlo in abito reale
Alla sua mensa fece convitare
Ciascun signore e baron naturale,
Che venner la sua festa ad onorare;
E fôrno in quel convito li assettati
Vintiduo millia e trenta annumerati.
Re Carlo Magno con faccia ioconda
Sopra una sedia d'ôr tra' paladini
Se fu posato alla mensa ritonda:
Alla sua fronte fôrno e Saracini,
Che non volsero usar banco né sponda,
Anzi sterno a giacer come mastini
Sopra a tapeti, come è lor usanza,
Sprezando seco il costume di Franza.
A destra ed a sinistra poi ordinate
Fôrno le mense, come il libro pone:
Alla prima le teste coronate,
Uno Anglese, un Lombardo ed un Bertone,
Molto nomati in la Cristianitate,
Otone e Desiderio e Salamone;
E li altri presso a lor di mano in mano,
Secondo il pregio d'ogni re cristiano.
Alla seconda fôr duci e marchesi,
E ne la terza conti e cavallieri.
Molto fôrno onorati e Magancesi,
E sopra a tutti Gaino di Pontieri.
Rainaldo avea di foco gli occhi accesi,
Perché quei traditori, in atto altieri,
L'avean tra lor ridendo assai beffato,
Perché non era come essi adobato.
Pur nascose nel petto i pensier caldi,
Mostrando nella vista allegra fazza;
Ma fra se stesso diceva: "Ribaldi,
S'io vi ritrovo doman su la piazza,
Vedrò come stareti in sella saldi,
Gente asinina, maledetta razza,
Che tutti quanti, se 'l mio cor non erra,
Spero gettarvi alla giostra per terra."