Gradasso lieto accetta quello invito,
E d'una coppa d'ôr l'ebbe donato.
Subito quel demonio è dipartito,
E tutto da quel che era, è tramutato;
Le annelle ha ne l'orecchie, e non in dito,
E molto drappo al capo ha inviluppato,
La veste lunga e d'ôr tutta vergata;
E di Gradasso porta l'ambasciata.
Proprio parea di Persia uno almansore,
Con la spada di legno e col gran corno;
E qui, davanti a ciascadun segnore,
Giura che all'ora primera del giorno,
Senza nïuna scusa e senza errore,
Serà nel campo il suo segnore adorno,
Solo ed armato, come fo promesso;
E ciò dice a Ranaldo per espresso.
In molta fretta se è Ranaldo armato;
E suoi gli sono intorno d'ogni banda.
Da parte Ricciardetto ebbe chiamato,
Il suo Baiardo assai gli racomanda.
- O sì, o no, - dicea - che sia tornato,
Io spero in Dio, che la vittoria manda;
Ma se altro piace a quel Segnor soprano,
Tu la sua gente torna a Carlo Mano.
Fin che sei vivo debbilo obedire,
Né guardar che facesse in altro modo.
Or ira, or sdegno m'han fatto fallire;
Ma chi dà calci contra a mur sì sodo,
Non fa le pietre, ma il suo piè stordire.
A quel segnor, dignissimo di lodo,
Che non ebbe al fallir mio mai riguardo,
S'io son occiso, lascio il mio Baiardo. -
Molte altre cose ancora gli dicia;
Forte piangendo, in bocca l'ha baciato.
Soletto alla marina poi s'invia;
A piedi sopra il litto fo arivato.
Quivi d'intorno alcun non apparia.
Era un naviglio alla riva attaccato,
Sopra di quel persona non appare:
Stassi Ranaldo Gradasso a aspettare.
Or ecco Draginazo che s'appara;
Proprio è Gradasso, ed ha la sopravesta
Tutta d'azurro e d'ôr dentro la sbara,
E la corona d'ôr sopra la testa,
L'armi forbite e la gran simitara,
E 'l bianco corno, che giamai non resta,
E per cimero una bandiera bianca;
In summa di quel re nulla gli manca.
Questo demonio ne vene sul campo:
Il passeggiare ha proprio di Gradasso;
Ben dadovero par ch'el butti vampo.
La simitara trasse con fraccasso.
Ranaldo, che non vôle avere inciampo,
Sta su l'aviso e tiene il brando basso;
Ma Draginazo con molta tempesta
Li calla un colpo al dritto della testa.
Ranaldo ebbe quel colpo a riparare:
D'un gran riverso gli tira alla cossa.
Or cominciano e colpi a radoppiare;
A l'un e l'altro l'animo s'ingrossa.
Mo comincia Ranaldo a soffïare,
E vôl mostrare a un punto la sua possa:
Il scudo che avea in braccio getta a terra,
La sua Fusberta ad ambe mane afferra.
Così crucioso, con la mente altiera,
Sopra del colpo tutto se abandona.
Per terra va la candida bandiera;
Calla Fusberta sopra alla corona,
E la barbuta getta tutta intiera.
Nel scudo d'osso il gran colpo risuona,
E dalla cima al fondo lo disserra;
Mette Fusberta un palmo sotto terra.
Ben prese il tempo il demonio scaltrito:
Volta le spalle, e comincia a fuggire.
Crede Ranaldo averlo sbigotito,
E de allegrezza sé non può soffrire.
Quel maledetto al mar se n'è fuggito;
Dietro Ranaldo se 'l mette a seguire,
Dicendo: - Aspetta un poco, re gagliardo:
Chi fugge, non cavalca il mio Baiardo.