CAP. XL. Come l’imperadore si partì da Pisa.

Avendo l’imperadore novelle certe che ’l patriarca era in cammino, e libero da’ Sanesi e’ tornavasi a lui, non aspettò che giugnesse in Pisa innanzi la sua partita, ma avute le novelle in sull’ora del vespero, a dì 27 di maggio del detto anno si partì di Pisa, e con lui il cardinale d’Ostia, e cavalcando forte non si tenne sicuro infinch’e’ fu giunto a Pietrasanta; e giunto là, si mise di presente con l’imperadrice a stare dentro dalla rocca, e mentre che vi dimorò, che furono più giorni, continovo tornò a dormire nella rocca, e in persona andava a fare serrare le porte, e mettea le guardie, e portavasene le chiavi nella sua camera, ch’era nella mastra torre di quella rocca.

CAP. XLI. Come i Sanesi domandarono vicario all’imperadore, e non l’accettarono.

Parendo a’ Sanesi avere offeso l’imperadore, e non essendo ancora in istato fermo del loro reggimento, mandarono all’imperadore che mandasse loro suo vicario. L’imperadore chiamò per suo vicario della città di Siena messer Agabito della Colonna di Roma. I Sanesi saputo cui egli mandava loro per vicario, uomo animoso in parte ghibellina e di disonesta vita, avvegnachè fosse di grande lignaggio, il ricusarono, e più non si travagliarono di domandare altro vicario all’imperadore, nè l’imperadore per sdegno preso di darlo loro.

CAP. XLII. Come i Sanesi presono e rubarono Massa.

Rimasa la signoria di Siena nelle mani degli artefici e del minuto popolo favoreggiato dalle case de’ grandi, avendo veduto che Massa di Maremma non avea voluto ricevere la loro signoria, e dimostrava di volersi reggere in libertà, di subito senza provvisione, all’entrata del mese di giugno del detto anno, in furore si mosse il popolo con certi soldati ch’avea, e andaronne a Massa. Gl’infelici Massetani, che stando alle difese per lo disordine di quel popolo erano vincitori, per più disordinato modo che quello de’ Sanesi, baldanzosi uscirono della città di Massa e affrontaronsi alla battaglia co’ Sanesi, nella quale furono rotti e sconfitti; e fuggendo alla città, e’ Sanesi seguitandoli, con loro insieme v’entrarono dentro; e senza misericordia, come avessono preso una terra di nemici, intesono a rubare, e a spogliare la città di tutti i suoi beni, ch’erano pochi, e recare in preda gli uomini, e le femmine e’ fanciulli, e raccolta la gente, misono fuoco nella città, e menarne a Siena gli uomini, e le femmine, e’ fanciulli, e le masserizie e l’altre cose, in gran gloria e gazzarra di quello scondito popolazzo. E nell’empito di questa loro vittoria corsono a Grosseto, e feciono pruova di volerlo per forza, ma non ebbono podere d’accostarsi alle mura, e con vergogna si tornarono addietro. Ma poi i Grossetani per fuggire la guerra de’ loro vicini s’accordarono co’ Sanesi, e ricevettono la loro signoria. A Montepulciano non vollono andare, perchè sentirono ch’e’ Montepulcianesi erano provveduti alla loro difesa, non ostante che per loro si tenesse la rocca del castello, ma non potea dare l’entrata.

CAP. XLIII. Come l’imperadore domandò menda a’ Pisani.

Essendo l’imperadore a Pietrasanta ove gli pareva essere sicuro dal furore del popolo, e pertanto traendo l’animo suo alla cupidigia più che all’onore imperiale, mandò a Pisa per certi cittadini caporali del nuovo reggimento, e fugli mandato messer Paffetta con altri cinque cittadini; e avendo costoro a se, disse, che voleva dal comune di Pisa l’ammenda del danno ricevuto al tempo del romore; del suo disonore e della morte de’ suoi cavalieri non fece conto. Questi cittadini tenendosi in istato per lui, e acciocchè ’l suo vicario li mantenesse negli onori, gli terminarono per ammenda fiorini tredicimila d’oro, ed egli ne fu contento; e tanto attese che gli furono mandati, e quitò del danno ricevuto il comune di Pisa. L’ingiuria e la vergogna sfogata nel sangue degl’innocenti, con più gravezza il seguitò per lunghi tempi infino nella Magna.

CAP. XLIV. Come i Sanesi vollono fornire la rocca di Montepulciano, e non poterono.

Messer Niccolò e Messer Iacopo de’ Cavalieri di Montepulciano, che furono tratti della terra quando l’imperadore andò a desinare con loro, ed essendo nel cammino di Roma, come già è detto, quando sentirono la revoluzione del popolo e del patriarca si tornarono in Montepulciano, e avendo accolta gente d’arme coll’aiuto de’ loro terrazzani s’erano afforzati, e aveano assediati i Sanesi ch’erano nella rocca. Il popolo e gli artefici di Siena baldanzosi per la presura di Massa e per l’ubbidienza di Grosseto accolsono la loro potenza a cavallo e a piede, e andarono per fornire la rocca di Montepulciano. I terrazzani co’ loro signori provveduti di buona gente d’arme ordinatamente prenderono loro vantaggio, e ributtarono i Sanesi addietro con danno e con vergogna: e fatto questo, incontanente quelli della rocca s’arrenderono a’ terrazzani, i quali di presente la disfeciono, e fortificarono le mura della terra, e d’un animo, per lo tradimento che i Sanesi feciono a’ loro signori narrato addietro, si disposono e ordinarono alla difesa contro a loro.