—Ora, sarebbe morta, forse.... quando lo avesse saputo.... E lei, signor Duca.... ha preso Mia.... Allora mi sono ricordato, e volevo che Mia fosse la causa.... Ma ho visto la Duchessa, e sono venuto....

Non potè proseguire; un secondo impeto di tosse gli mozzava quell'aspro filo di voce. Allora, nell'accesso stesso sbattuto dallo sforzo dello schianto rantoloso della tosse, ma tenendo sempre Giuliano sotto il fascino spietato del suo sguardo, Drollino lasciò andare il fazzoletto, e sollevando la mano, come un giudice che condanna inesorabilmente, alzò un dito.

Nel silenzio della stanza si sentiva l'affanno ormai, quasi parimenti angoscioso, di due aliti oppressi.

Un gorgoglio s'affoltò nella gola di Drollino. Ma egli, con uno sforzo supremo, mormorò ancora una parola:

—Si ricordi!...

Poi tacque, cessò di guardar Giuliano, e adagiò il capo sui guanciali.

Passò un minuto prima che il Duca trovasse la forza di uscire.

Sulla soglia della cascina s'imbattè col dottore.

—Sta male, eh! quel poveraccio?—chiese il medico, vedendo il viso alterato di Giuliano.

—Sì....—balbettò il Duca—temo che....