Drollino continuava sempre più sommessamente:—Volti, ora; aspetti.... poggi sul fianco, niente paura..., più alta la briglia. Non abbia paura..., non si farà male.... son qua io....

In quegli accenti spezzati si sentiva una modulazione quasi carezzevole, qualche cosa di indicibilmente sentito e profondo. La vecchia si destò con un sobbalzo, e continuò: in hac.... lacrimarum valle....

Di repente sul volto di Drollino si operò un mutamento. I tratti s'affilarono, informandosi sulle ossa, che parvero avanzarsi sotto la pelle e sporgersi con un più marcato rilievo. Il volto assunse una tinta grigiastra, d'una trasparenza perlacea, e sotto alla quale s'accusava, sotto un lividore quasi violaceo, il colore di un frutto troppo maturo che, toccato, si ammacca.

La vecchia s'era addormentata. Russava ora ella stessa, colla corona abbandonata sulle scarne nocche delle dita. La lucernetta, in cui l'olio veniva meno, mandava una luce vacillante, che si esauriva lottando ad un tempo contro l'ombra della stanza e il chiarore incerto del lume di luna.

Allora, nell'agonia solitaria di Drollino, cominciò la splendida gloria d'un sogno. L'ordine della sua esistenza si capovolse negli ultimi sforzi della memoria: presso alla fine, egli rivisse, l'estasi suprema di un'ora della sua prima gioventù.

—Dagli un bacio,—diceva il Principe ridendo. E la testolina bruna della bambina si chinava verso di lui; due labbruzze strette, allungate cercavano le sue; una vocina festosa ripeteva:—Prendi, Drollino, prendi!

Egli non si tirò in là, non ricusò. Mosso il braccio, brancolando nel buio, come se volesse stringere.... afferrare.

Poi, con un'ospressione di supremo trionfo, gridò:—Mia!

La vecchia si destò di botto.... Gesù Maria!... parlava sempre quel poveretto, non si chetava mai! Ecco che adesso chiamava la sua cavalla.