Si addormentò un momento, come se quel pensiero gli avesse cantato la ninna nanna, scotendo ritmicamente la lunga poltrona americana sulla quale egli giaceva.
Si svegliò di botto, spaventato. L'idea della scelta torturava già la sua pigrizia. Simile a quel sibarita che sudava vedendo uno schiavo occupato a spaccar legna, egli si asciugava la fronte pensando alle venture perplessità del suo spirito quando si tratterebbe di decidersi. Già, prima di tutto, egli non aveva mai potuto soffrire le signorine, quelle modeste cifre incognite, quegli insipidi indovinelli ammantati di bianco, di celeste, di rosa, presso alle quali bisognava stare attenti alle proprie parole e agli occhi formidabili delle mamme. Ah! che cosa opprimente!
Un momento pensò a una vedova. Ma poi scosse la sua bella zazzera bionda.
Ah! no, una vedova! Ci sarebbe da lottare col.... fu.... poveretto. E poi.... sciocchezze, se vogliamo, ma per lui ci voleva il dominio completo, assoluto, primo. Ragazza, dunque, molto giovane, s'intende, appunto per poterla avvezzare a modo suo; denari molti, cosa indispensabile. Ma dove trovarla.... dove?
Ci pensò un poco.—Che seccatura—conchiuse sbadigliando—ne parlerò a mia madre.
E la sua mente riposò in quest'idea.
Avevano finito di desinare, e la vecchia signora guardava di sottecchi Giuliano, il quale teneva fra le sua belle dita paffute una sigaretta di Salonicco, senza decidersi ad accenderla.
La Duchessa Lantieri non era stata bella. Attualmente era molto santa, d'una santità sagace e che vedeva abbastanza lontano. La vecchia dama stava bene, comodamente, in quell'atmosfera d'una devozione che armonizzava colla sua fine e provata scienza del mondo. Senza avere molto spirito, la Duchessa aveva quello della sua età; adorava suo figlio, non lo seccava mai; viveva in una stretta, ma decorosa economia. Era modesta, umile, semplice assai nei modi, di quella semplicità queta e in fondo orgogliosissima, del più delle dame piemontesi.
Giorno e notte pensava al maggior bene di Giuliano. Aveva avuto un immenso dispiacere, ed era quello di vederlo avvinto nei lacci di quella sirena del Nord. S'era consolata un pochino, però, pensando che quella sconsigliata, priva del divino aiuto, era una Zorodoff, figlia d'un ciambellano alla Corte imperiale di Russia, e aveva sposato un barone Dornelli di S. Maurizio. Giacchè, pur troppo.... si sa.... la gioventù eh!...—qui la Duchessa metteva un gran sospiro.—Meglio così, insomma, che peggio ancora, ecco.
E Dio l'avrebbe esaudita certamente un giorno o l'altro, facendo cessare quella triste cosa, e ispirando a Giuliano il pensiero di prender moglie. E pregava di cuore; il che non le impediva di darsi d'attorno perchè, nel caso d'un pronto esaudimento, non si sa mai, la buona volontà di Giuliano non avesse a cogliere lei sprovveduta.