—Ecco.... signor Duca.... certamente..., si figuri.... ma vede, quella cavalla.... sicuro.... è bensì un prodotto della tenuta, ma non appartiene propriamente alla tenuta.
—No? e di chi è?...
—Mia!—disse tranquillamente Drollino, che, disceso di sella, stava ritto accanto alla cavalla, guardando fisso il Duca.
—Ah!—rispose questi con suprema indifferenza.
Risalì in carrozza e si rivolse di nuovo al signor Damelli:
—Come mai si permette a un addetto alla tenuta di tener cavalli proprii?...
Damelli tentò una specie di giustificazione.
—Era stato il fu signor Principe, in ricompensa d'un importante servigio....
—Queste sono irregolarità—interruppe il Duca—cose che non dovrebbero accadere. Mi avvedo che ci sono varie riforme da fare in questa tenuta. Provvederemo, provvederemo.
Il signor Damelli, più ossequioso che mai, si affrettava a scappellare, vedendo che il Duca si disponeva a dar l'ordine di partenza. Ma i fastidi del buon intendente non eran finiti. Il Duca gli fè segno d'accostarsi, e gli disse abbassando la voce:—Caro signor Damelli, ella ha l'incarico di pagare a quel ragazzo il valore della cavalla e di farla condurre stasera in scuderia.