—Non le pare che sarebbe bene mandarlo a spasso..., per dare una prova di energia...? per incutere negli altri una salutare idea della disciplina indispensabile? eh!...
Ma l'agente, con infiniti riguardi, espose varie buone ragioni. Veramente, faceva osservare che, proprio, gli estremi non c'erano. Avrebbe fatto più dispiacere che effetto a tutti quanti, il vedere scacciato quel ragazzo. Sua Eccellenza sapeva senza dubbio il servizio da lui reso, tempo addietro, alla casa. E poi, bisognava riconoscere che aveva un'abilità straordinaria come allevatore e domatore.... e nel resto teneva una condotta irreprensibile.
Giuliano capì il latino. L'ira gli era sbollita ormai, ed egli, annoiato da quella prolissa difesa, si sentiva tornare addosso la serena indifferenza del creolo. In cuor suo cominciava a trovare che proprio non valeva la pena! Per cui finì coll'esser magnanimo, e perdonò senz'altro a Drollino, col patto però che colui non avesse più a capitargli fra i piedi.
Colui, dal canto suo, non aveva nessuna smania di capitar tra i piedi di quell'eccelso signore. La faccia del Duca non gli tornava punto simpatica. Trovava che rassomigliava a certi musi di cavalli traditori, sparmiafatica, che non ci pensano punto a tirare un calcio anche a chi li governa e riempie la mangiatoia davanti a loro.
La sua maniera di stare in sella lo esasperava, ed egli si compiaceva di far osservare ai compagni il modo indegno col quale il Duca guidando, rovinava la bocca alle bestie. No.... a lui non pareva proprio che la signorina avesse fatta una scelta ammodo. Perchè mo' aveva avuta tanta fortuna quella botte d'uomo con quella barba pettinata! perchè l'aveva sposata, lei.... il loro orgoglio, quella specie di madonnina bianca.... Almeno fosse sempre lì in ginocchio davanti a lei!... Ma no, era sempre la signora che faceva a modo suo, che godeva a vederlo spadroneggiare nella tenuta, nella villa. E lui, con quell'aria placida, sicuro del fatto suo, che si lasciava adorare, che criticava tutto! Eppure non c'è Cristi, il padrone ora era lui! La villa, la terra, i cavalli erano suoi.... Anche Milla era sua.... E non gli era bastata.... Anche Mia avrebbe voluto!...
—Mia! ah no!... piuttosto.... Cristo!...
Stava più che poteva nella pianura dei pascoli. Gli era accaduto qualche volta, capitando per tempo alla villa, di vedere in giardino la veste bianca di Milla, e attorno alla vita di Milla una gran macchia scura, cioè il braccio del Duca. Aveva sentito di sfuggita, passando, qualche sussurro di parole amorose. Come rideva, Drollino, di quelle sciocchezze! Gli parevan così buffe che, quando poteva, evitava di vederle e di udirle. Egli non capiva.... da loro non si usava far all'amore così.... Pure, certe volte un'acre curiosità lo tormentava! Come aveva fatto quel biondo antipatico a farsi voler bene.... così?
Ecco, quando la Duchessa era sola e passava lì accanto, la cosa mutava affatto. Non gli rincresceva allora di procedere franco, di farle un saluto profondo...; non era forse lei la sua vera padrona, la signora d'Astianello? La cosa era assolutamente diversa.
Milla, quando vedeva Drollino, rispondeva cortesemente al suo saluto, ma non gli parlava. Gli serbava un po' di rancore, per essere stato così ostinato e per non aver voluto ceder Mia al suo Giuliano.
Un giorno, però, s'incontrarono nel viale. La Duchessa rispose con un sorriso al saluto di Drollino. Poi si fermò, e gli chiese se stesse sempre nella casetta della scuderia.