Il suo amore, sempre più cieco, sempre più assoluto, diventava idolatria. In esso smarriva ogni equo giudizio delle rispettive loro posizioni, ogni idea dei suoi diritti; non afferrava neppur per ombra, col pensiero, l'assieme reale delle proprie circostanze. Adorava suo marito, aveva riunite, per versarle su di lui, tutte le tenerezze ond'era capace l'assurda potenza dal suo cuore; l'amava come e quanto avrebbe amato suo padre, sua madre, i fratelli, le sorelle, con tutta la somma degli affetti che il passato non aveva mai esatti dal suo cuore, e che vi si eran sempre celati inoperosi. Essenzialmente donna, nel sano rigoglio della sua imperiosa gioventù, ella subiva il fascino di quell'uomo bellissimo, che all'ignoranza sacra della sua profonda verginità morale aveva rivelato il Dio ignoto, quel Dio che alle anime veramente pure si rivela anche con un mistico e singolare corteo di purezze indicibili, di suprema poesia. Milla si sentiva completamente travolta, assorbita nella vita nuova. La Duchessa amava a modo suo, non a modo della prudenza e dell'antiveggenza. Amava coll'inconscia forza di una volontà disarmata, con una doppia cecità di istinti, quella del cuore e.... l'altra. Non era punto santa, e sopratutto non era punto avveduta. Non chiedeva mai a sè stessa: «faccio bene o faccio male ad amare così?» Non chiedeva altro a Dio, se non che continuasse così..., e che ella potesse sempre far felice Giuliano! Certi amori, onesti, virtuosi hanno un carattere bizzarro, bene spesso. Si ha torto di non studiarli; sono anch'essi una curiosa varietà psicologica, hanno profonde e stranissime forme. Si è detto per molto tempo che il matrimonio è la tomba dell'amore; ma quando, per caso, n'è la culla? E peggio ancora, quando è tomba da un lato e culla dall'altro?... quando sulla verde sterilità del cipresso s'innesta un ramo di rosa nel pieno fermento dei suoi primi germogli?...
Il Duca si compiaceva assai, specialmente sulle prime, di quell'adorazione costante, quasi insana. Il suo amor proprio era soddisfatto; qualche volta, in cuor suo, n'era leggermente commosso. Eppure.... accadeva, ogni tanto, ch'egli sentisse uno strano moto d'impazienza. Dio! com'era mai bambina quella cara Milla. Aveva certe fanciullaggini! Il lato sublime di quelle fanciullaggini gli sfuggiva.... non era stato abituato così...; le fantasticherie di sua moglie, certe esagerazioni poetiche del suo amore per lui gli riescivano, ahimè, alquanto stucchevoli! Gli toccava, certe volte, di fingere di capire ciò che Milla gli diceva e questa per il creolo, era una fatica improba! La sua lunga esperienza della donna gli tornava vana di fronte al carattere bizzarramente affettuoso di Milla, davanti a quel completo oblio di sè stessa, che in lei semplificava tutto, ad un punto eccessivo. Ora, la semplicità nella donna, era cosa affatto nuova per Giuliano; egli la confondeva facilmente colla povertà e mentre trovava che l'amore d'una cara e ingenua donnina era pur qualcosa di terribilmente elementare, non gli veniva mai la voglia o la curiosità di studiare le profondità possibili e i probabili congegni di questo sentimento elementare. Egli aveva certamente la pretesa di raffazzonare sua moglie a modo suo, in tutto e per tutto, per questo soltanto l'aveva sposata così giovane e tolta da un convento, ma educare per lui non era sinonimo di studiare ed egli non si sentiva affatto di far la parte odiosa del pedagogo. Egli aveva per principio che colle donne non si discute mai. E però non discuteva neppur con Milla. Le diceva spesso ch'essa era bellina e, qualche volta, che le voleva molto bene. E per una di quelle: qualche volta, per una delle eleganti frasi di affetto ch'egli si lasciava di quando in quando cader dalle labbra, Milla si sarebbe gettata nel fuoco!
La sua premura di fargli piacere, assumeva talvolta le preoccupazioni d'un'angoscia. L'aveva fatto arbitro assoluto d'ogni aver suo, padrone di casa, nel più stretto senso della frase; essa non dava un ordine senza chiedere il suo consenso e provava un acuto senso di gioia, quando le accadeva di poter fare, per lui un sacrificio qualsiasi. E siccome il Duca, con una generosità senza pari, non aveva più parlato dei progettati mutamenti nella famosa camera celeste, Milla, in mezzo alla sua stessa soddisfazione, cominciò a provare la puntura di certi rimorsi. Com'era stata scompiacente, egoista!
Ecco che obbligava suo marito a stare in una camera così male arredata, mentr'egli, con quel suo buon gusto così squisito avrebbe fatto chi sa che meraviglie per procacciare a lei il piacere di avere una stupenda camera da letto. Dio! com'era bello Giuliano! Cento volte più di lei.... s'intende! E com'era buono! che nobile fiducia aveva per lei, non guardava mai nel suo scrittoio, come facevano le monache, laggiù in convento, non leggeva mai le lettere delle sue amiche.... Mentre essa invece, da quell'egoista ch'ell'era l'avrebbe voluto segregar lì, in campagna e quella volta.... là; a Viareggio!...
Il ricordo della scena di Viareggio era per Milla una vera trafittura. Oh! com'era stata sciocca, imprudente, cattiva!
Per una parola, per un nonnulla aveva fatto a Giuliano quella malaugurata scena!... Come se Giuliano fosse stato capace.... Non perdonava a sè stessa l'ingiustizia cieca di quel dubbio.... le pareva che ormai le corresse l'obbligo, per tutta la vita, di farselo perdonare. Chissà quanto ne aveva sofferto, povero Giuliano, senza dirne nulla!
E un giorno, nell'assurdità incredibile del suo povero cuoricino di moglie innamorata, nacque un pensiero. Fu respinto sulle prime, e rinnegato aspramente, tollerato più tardi e finalmente adottato.
Milla aveva ogni tanto il terrore di non essere all'altezza di Giuliano. Egli trattandola sempre coll'indulgenza più o meno paziente che si ha verso una bambina l'aveva facilmente persuasa d'esser tale. E quell'animuccia ardente ed appassionata ne soffriva. Provava ogni tanto un segreto senso d'umiliazione, aveva delle calde aspirazioni verso una posatezza, un'assennatezza da gran dama, da signora calma e sicura del fatto suo.... Diventare come Giuliano, per esempio; egli non s'alterava mai.... Ah! ma quanto era lontana da questo ideale colla sua ignoranza, colle sue sciocche timidità, colle sue continue e tormentose esitanze!
Un giorno, le capitò, a caso, fra le mani, un romanzo inglese. In esso, due coniugi, nati uno per l'altro, fatti per essere costantemente virtuosi e felici, vedevano invece minacciata la loro felicità da un triste malinteso. Un'antica fiamma del marito faceva capolino nel loro presente, e per un momento le cose s'avviavano maluccio. Ma la moglie, col suo senno, colla sua presenza di spirito, con una fortunata audacia di confronti, avvedutamente cercati, con un'illimitata fiducia, dimostrata al marito, riesciva a scongiurare il pericolo, mentre il marito, subito ravveduto, avvertiva in quella lotta stessa e per la prima volta il valore morale di sua moglie. La rivale, vinta e schernita, s'allontanava, e il trionfo della moglie e della morale si affermava incontrastato. Tutto questo era molto gentilmente descritto nella calma sassone d'un nitido volume della Tauchnitz edition.
A vent'anni (tanti ne aveva Milla, Duchessa Lantieri), un libro è bene spesso una voce autorevole, una specie di suggeritore intimo, col quale l'immaginazione fervida non tarda a mettersi in rapporto. Nella sua ingenua ammirazione per l'eroina del libro, la nostra Milla attinse un'ispirazione che le parve un'ammirabile misura preventiva. Nel terrore d'un pericolo, che pure non esisteva al momento, essa trovò il coraggio strano, inverosimile di scendere deliberatamente a incontrarlo. Con un'audacia imprudente, in un accesso di temerario ardire, cagionato da un timore intenso, essa volle, con un colpo solo, tagliar tutte le teste possibili d'una Medusa avvenire, volle conquistare intiero il futuro, improvvisarsi grande, prudente, generosa e invincibile. Volle far vedere a Giuliano che la bambina era una donna. Gli propose d'invitare ad Astianello la Baronessa Olga Dornelli.... la signora della cena di Viareggio.