—Il caffè....—ordinò bruscamente la Duchessa,—di là.... in sala!


Drollino era capo di scuderia, disponeva e preparava gli attacchi, assegnava il posto ai cocchieri e ai palafrenieri. Egli non saliva mai a cassetto. Pure una volta gli accadde di farlo. E fu così.

La Duchessa voleva andare, sola, ad un certo santuario distante quasi tre miglia da Astianello. Accanto a quel santuario, in un vecchio convento, pochi frati agostiniani esaurivano quietamente l'esistenza propria e quella della casa. Fra essi si trovava il confessore della Duchessa, il buon sacerdote a cui era toccato il facile còmpito di guidare quell'anima innocente e soave. Essa andava a trovarlo ogni tanto, facendosi per lo più accompagnare da una vecchia cameriera. Suo marito, compiacente qual'era, le permetteva queste debolezze, col patto, ben inteso, di non farsene complice.

In quella notte, nella stanza coi parati celesti c'era stato un gran silenzio. Giuliano e Milla, turbati entrambi, avevano finto ognuno un sonno straordinario. Milla stava immota, tutta raccolta al suo posto, cogli occhi spalancati nel buio, colle mani strette tenacemente sul petto. Ora che nessuno poteva vederla, si mordeva le labbra.... Oh, com'era stata imprudente! Non accusava nessuno, no.... ma perchè soffriva tanto.... perchè il ricordo di tanti episodi di quella gita le riesciva intollerabile?.... perchè si rammentava ora tante piccole, piccolissime cose?... perchè le recavano un fastidio così intollerabile?... La sera precedente a quella notte s'era fatta tardi ballando nel gran salone illuminato.... ella li aveva visti più volte assieme... stretti nei giri molli d'una mazurka di Chopin.... Le altre coppie non ballavano a quel modo, pallidi, in silenzio.... Oh! come la martellava quel ricordo così recente! che ansie senza nome le destava in cuore! Si sentì quasi infelice. E pensò alla necessità d'un consiglio.... al conforto d'una parola intima, segreta di consolazione.... Sì, andrebbe al convento da padre Loria, ci andrebbe subito, di gran mattino, mentre le altre signore, stanche, dormirebbero ancora mentre lui.... Giuliano.... sarebbe tuttora addormentato. Il suo dolore senza nome, cullato da quella risoluzione, s'acquietò in una malinconia spossata, che le procurò un po' di sonno.

Giuliano dormì pure assai poco, durante quella notte. Era anch'egli profondamente turbato; nei sensi, nella mente, in quel po' di animo che Dio gli aveva consentito. Sentiva d'essere su una via pericolosa, di subire un fascino che non era meno potente di prima, benchè lo fosse altrimenti. Egli avvertiva bene, in quella specie di falsa amicizia che aveva, senz'avvedersene, stretta colla Baronessa, il fermento dell'antica passione, sentiva l'impero di quella donna ch'egli aveva creduto un momento di poter punire, mortificare, presentandosele in tutta la pompa della sua felicità. E ora, che suono bizzarro aveva quella parola in bocca sua!...

Ebbe anch'egli una brusca, strana consolazione. In fin dei conti, Milla non aveva diritto di lagnarsi di nulla. Egli era tuttora un marito.... fedele.... E lo sarebbe.... diavolo.... non c'era pericolo del contrario.... Ma non si poteva negare che Olga.... perdio, che donna di spirito! E il Viscontino! non era vero niente.... gliel'aveva assicurato lei, positivamente.


La Duchessa s'alzò di buonissima ora, dopo avere, nell'incerta luce del mattino che penetrava dalla porta socchiusa, gettato uno sguardo triste e appassionato verso Giuliano. Egli dormiva ora, bellissimo nella sua attitudine riposata e serena. Essa richiuse la porta, procurando di non far rumore, per non destarlo.

Mentre si pettinava, mandò giù la Carolina, la sua cameriera prediletta, ad avvisare che attaccassero subito la vittoria.