E per fargli vedere che non c'entrava proprio, accennò ad allungargli una pedata.
Ma non l'allungò, e si mise a ridere.
Drollino uscì dalla cucina senza che nessuno se ne accorgesse, e si recò in scuderia.
In quell'ambiente vasto, l'atmosfera aveva un tepore dolce, e l'occhio si riposava in una semioscurità, rotta ad intervalli dal chiarore di certe lampadine appese alle arcate della volta. In fondo, presso alta porta d'uscita, un piccolo lume ad olio ardeva vacillando davanti ad un quadretto di Sant'Antonio e socio. In un box aperto e disoccupato, il sorvegliante di servizio, coricato su di una branda ed avvolto nel suo bigio mantellone, russava saporitamente.
In scuderia non c'erano in quei giorni più di una quindicina di cavalli. Stavano quieti. I più dormivano, alcuni si movevano ogni tanto, con un lieve scalpitìo, accusando le proprie mosse col rumore delle palle di legno appese alle cavezze.... che si urtavano contro le pareti esterne delle mangiatoie.
Mia era ultima nel compartimento di destra, e dormiva stesa di fianco sulla paglia; ma quando Drollino, avvicinandosi, la chiamò sommessamente per nome, la povera bestia, destandosi, si rizzò impetuosamente, con quel moto così rapido proprio del cavallo fino che non si vuol lasciar sorprendere in una posa d'inazione. Voltò la testina intelligente, e fissò il padrone coi grandi occhi espressivi.
—Mia!—disse Drollino col tono monotono di chi parla in sogno, e accarezzando la lucida groppa della cavalla.—Mia!... è partita!...
Il riverbero del lumicino di Sant'Antonio accendeva un punto luminoso nella pupilla attenta di Mia.
—Mia!—continuò Drollino collo stesso accento—se lei fosse morta.... io l'avrei ammazzato.... sai?...
Uno dei cavalli vicini diè un forte strappo alla corda, e la palla picchiò rumorosamente contro la barriera.