—Eh!—osservò sghignazzando Battista in un conciliabolo tenuto allo scopo di discutere la questione—avranno scoperto qualche cosa di questo genere.—E fece colle dite aperto il gesto come di chi pizzica le corde dell'arpa.—E siccome è uno della casa, e lo proteggono a spada tratta, avranno accomodato le cose alla chetichella.... e fanno figurare che....
—Non è vero, non è vero niente—urlò inviperita la Carolina, prendendo le difese di Drollino con un calore, con una energia che le valsero addirittura un subisso di allusioni più o meno riguardose; ma tutte dirette a constatare lo stato veramente anormale del suo cuore. Tanto che, sentendosi così accanitamente attaccata, la giovane battè una pronta ritirata, e si rifugiò nei solinghi recessi della guardaroba a piangere le sue speranze perdute, e a disperarsi della partenza di Drollino e dell'insolenza di Battista.
Anche il conciliabolo ebbe un'eco, mentre sarebbe stato assai più desiderabile che non l'avesse avuto. E fu la Carolina stessa che, vantandosi apertamente della sua difesa, disse a Drollino cos'aveva detto di lui quel birbante di Battista. Drollino l'ascoltò in pace, non le fece nè ringraziamenti, nè scuse. Non si indignò delle accuse del cameriere; ebbe un'ombra strana, pallida di sorriso. Forse non si maravigliò; certo è che non accennò d'esser maravigliato. La Carolina rimase scontenta e perplessa. Aveva sperato, senza confessarlo a sè stessa, che Drollino sarebbe rimasto più colpito dal suo generoso intervento e avrebbe data maggior importanza alla sua rivelazione. Ma invece se ne andrebbe quietamente, senza rompere il muso a quella canaglia di Battista.
Poichè, è d'uopo confessarlo, il cameriere del signor Duca non godeva affatto le simpatie dei suoi colleghi. Non si poteva negare la sua valentìa, egli possedeva in tutto e per tutto l'arte del suo mestiere.
Ma la sua onestà non era neppur più problematica ed egli, da qualche tempo in qua, si trascurava non poco. Battista era bene spesso ubbriaco, e s'andava ingolfando in certe avventure rustiche, tutt'altro che perdonabili e pur sempre, se non perdonate, ignorate dall'inesauribile indulgenza del Duca. Ora poi, in assenza del padrone, Battista abusava assolutamente della sua libertà.... al punto di passare quasi tutta la giornata, nonchè parecchie ore della sera, in una botteguccia con spaccio di liquori, situata alla estremità del paese e dove trovava del rhum più forte di quello della dispensa, un'ostessa tarchiata e tre o quattro buoni compagni, ai quali egli insegnava dei bellissimi giuochi di carte di una facilità maravigliosa, e che ogni persona che si rispetta deve aver famigliari. I buoni compagni avevano un'ammirazione illimitata per quel personaggio così ben vestito e colle tasche così ben guarnite.
Drollino non aveva certamente fatto gran caso del riferto della Carolina. Ma nella sua mente, così logica e risoluta, invece della gratitudine, si levava per l'appunto una specie di rammarico e l'idea che la cameriera avesse fatto male a dirgli come fosse andata la cosa. Ora, tornava proprio indispensabile, prima ch'egli lasciasse Astianello, ch'egli si prendesse la briga di cacciar quattro denti in gola, a quella canaglia.
Lasciò passar qualche giorno; poi si decise. Già.... non lo aveva mai potuto soffrire colui; quel protetto del signor Duca!
Andò a cercarlo la sera stessa, nel noto botteghino. Laggiù si giocava molto e sicuri, dietro la complice ombra d'una cortina di cotone verde che separava dalla bottega propriamente un bugigattolo scuro, stretto, sucidissimo. La rustica sirena era andata ad una sagra vicina e in vece sua stava al banco un ragazzotto mezzo addormentato.
Drollino non penetrò nell'antro dove si giocava, stette in bottega aspettando, paziente ed immobile, davanti ad un bicchierino d'anisette.
Dietro la cortina verde, si sentiva un vocìo assordante ed un continuo moto di bicchieri, e ogni tanto lo squillo d'una moneta che risonava sul tavolo. Allora soltanto il ragazzo si riscoteva, destandosi come al suono d'una musica gradita e collo sguardo stupido, ma già vizioso, ammiccava confidenzialmente Drollino.