A Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze.

Reverendissimo padre. Io ò avuto a questi giorni una lettera da una monaca che dice essere nostra zia, la quale mi si racomanda, e dice che è molto povera e che è in grandissimo bisognio e che io le facci qualche limosina. Per questo io vi mando cinque ducati larghi, che voi per l'amor de Dio gnene diate quattro e mezzo, e del mezzo che vi resta, pregovi diciate a Buonarroto che mi facci comperare o da Francesco Granacci o da qualche altro dipintore un'oncia di lacca o tanta quanta e' può avere per e' detti danari, che sia la più bella che si trovi in Firenze; e se e' non ve n'è, che sia una cosa bella, lasci stare. La detta monaca nostra zia, credo che sia nel munistero di San Giuliano. Io vi prego che voi vegiate d'intendere s'egli è vero che gli abbi sì grande bisognio, perchè la mi scrive per una certa via che non mi piace. Ond'io dubito che la non sia qualche altra monaca e di non esser fatto fare. Però quando vedessi che e' non fussi vero, toglietegli per voi. E' detti danari vi pagerà Bonifazio Fazi.

Non v'ò da dire altro per ora, perchè non sono ancora risoluto di cosa nessuna che io vi possa avisare. Più per agio v'aviserò.

Vostro Michelagniolo scultore in Roma.

Museo Britannico. Di Roma, 5 di novembre (1508).

IX.

A Lodovico di Lionardo Buonarrota Simoni in Firenze.

Reverendissimo padre. Intendo per l'ultima vostra come avete dato alla madre e alla moglie di Michele sei staia di grano a venticinque soldi lo staio, e come siate per dargli loro, mentre aran bisognio, quello che potrete: e io vi dico che voi non diate loro altro; e quando domandassino altro, rispondete, che non avete di poi altro aviso da me.

De' panni mia intendo come me gli manderete presto: io ve ne prego: e scrivetemi la spesa che avete fatta, e io subito vi manderò e' danari del grano e questi insieme. La minuta fatela aconciare secondo la coscienzia vostra, e io subito vi manderò la procura e farèno quello che è scritto altre volte.

Ancora àrei caro che voi intendessi se costà fussi qualche fanciullo, figliuolo di buone persone e povero, che fussi uso agli stenti, che fussi per venire a star qua meco per fare tutte le cose di casa, cioè comperare e andare attorno dove bisognia; e 'l tempo gli avanzassi, potrebbe imparare. Quando trovassi, avisatemi, perchè qua non si trova se non tristi: e ònne gran bisognio. Non altro. Io sto bene, grazia di Dio, e lavoro. A dì cinque di novembre.