Lionardo. — Il cacio che tu m'ai mandato, io ò avuto la lettera, ma non ò già avuto il cacio: credo che 'l mulattiere che l'à portato là l'abbi venduto a qualcun'altro, perchè ò mandato più volte alla Dogana per esso. Detto mulattiere à trovato mille favole e à dato tante parole, che se n'è andato: in modo che io dubito che e' non sia un tristo. Però non mi mandar più niente, che m'è più noia che utile.
Della casa m'avisasti, se è quella di quegli da Gagliano, come risposi a la tua, mi par da tôrla, come ti scrissi, perchè m'è lodata assai. Circa al tôr donna, stamani ò uno aviso di più fanciulle che s'ànno a maritare: credo che sia un sensale quello che scrive, benchè non vi metta il nome suo: e detto aviso te lo mando in questa, acciò se no' n'ài notizia, tu lo intenda, e io per quest'altra ti scriverrò il parer mio, perchè ora non ò tempo. Non mostrare a nessuno ch'io t'abbi mandato il detto aviso.
Michelagniolo Buonarroti in Roma.
(Di mano di Lionardo.)
1548, di Roma, a dì 31 di gennaio: dei dì.... detto.
Archivio Buonarroti. Di Roma, 1 di febbraio 1549.
CCX.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Io ti mandai per l'ultima mia una nota di più fanciulle da marito, la quale mi fu mandata di costà, credo da qualche sensale, e non può esser se non omo di poco giudicio, perchè send'io stato sedici overo diciasette anni fermo a Roma, dovea pur pensare che notizia io possa avere delle famiglie di Firenze.
Però io ti dico, che se tu vuoi tôr donna, che tu non stia a mia bada, perchè non ti posso consigliare del meglio; ma ben ti dico che tu non vadi dietro a' danari, ma solo a la bontà e alla buona fama.