Altro non m'acade. Racomandami al prete e agli amici. A dì 7 d'agosto 1550.
Michelagniolo Buonarroti in Roma.
(Di mano di Lionardo.)
1550, di Roma, adì 13 d'agosto: de' dì 7 detto.
Archivio Buonarroti. Di Roma, 16 d'agosto 1550.
CCXXXV.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Per l'ultima tua mi scrivi, come il Cepperello vuol vendere il podere che confina co' nostri a Settigniano, e che quella donna che l'à a vita; se ben è forza che lo tenga insino a la morte; trovando detto Cepperello da venderlo ora, le verebbe del prezzo quel tanto che si conviene di quel tempo che detta donna può vivere; entrando dopo la morte sua in possessione. A me non pare che la sia cosa da fare per molti casi che possono avenire, che sarien pericolosi, non sendo in possessione: però bisognia aspettare che la muoia: e se 'l Cepperello mi viene a parlare, gli dirò l'animo mio: non son già per andare a trovar lui.
Ti scrissi de' dua Brevi, come àrai inteso: se vedi di potermegli mandare per un fidato che io gli abia, màndamegli; se non, làsciagli stare.
Circa il tôr donna, tu mi scrivi che vuoi prima venir qua a parlarmi a boca: io circa al governo sto molto male e con grande spesa, come vedrai; per questo non dico che tu manchi di venire, ma parmi che e' sia da lasciar passare mezzo settembre, e in questo mezo se mi trovassi una serva che fussi buona e netta; benchè sie difficile, perchè son tutte puttane e porche; avisami: io do dieci iuli il mese; vivo poveramente, ma io pago bene.