1552, di Roma, addì 22 di dicembre: de' dì 17 deto.

Museo Britannico. Di Roma, (18 di marzo? 1553).

CCLIX.

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — Tu mi scrivesti già d'una figluola di Donato Ridolfi, per madre di quegli del Benino, e ora per quella che rispondi a Urbino, di nuovo me lo ramenti. Io non te ne posso nè consigliare nè sconsigliare, perchè, come t'ò scritto altre volte, io non ò notizia di famiglia nessuna di Firenze, e qua non pratico con nessun fiorentino: ma stimo bene, che avèndotene parlato il Guicciardino, che la possa esser cosa al proposito, sendo parente e di pura e buona coscienzia. Però io ti dico che tu lo pregi da mia parte che per l'amor di Dio s'afatichi un poco per simil cosa, o di questa de' Ridolfi o d'un'altra, tanto che si truovi cosa al proposito; restandogli obrigatissimo: e così prega la Francesca e racòmandami loro. Io t'ò scritto più volte che tu non guardi a dota, ma solo a nobilità, sanità e bontà; e quando si truovi queste cose, non ài aver rispetto a nessuna altra, perchè sendo tu uomo da bene non ti può mancare.

Urbino ti scrisse quello che gli era stato detto qua di te: che n'ebi passione: però non praticar cogl'uomini di Settigniano, che tu none caverai altro che vergognia.

Michelagniolo Buonarroti in Roma.

Archivio Buonarroti. Di Roma, 25 di marzo 1553.

CCLX.

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.