CCCLXVII.
A Girolamo del Bardella in Porto Venere.[308]
Girolamo. — Tornando a questi giorni da Roma, trovai una vostra lettera in Firenze scritta da' Salviati in Pisa, della quale non avete avuta risposta da me per non essere io stato in luogo che io l'abbia avuta. Ora avend'io inteso l'animo vostro per la detta lettera, cioè come àresti fatto l'impresa del condurre e' mia marmi dall'Avenza e da Pietrasanta in Pisa; m'è parso, send'io qui a Pietrasanta, scrivervi questi pochi versi per intendere se siate più d'animo di pigliare la detta condotta; e quando abiate animo di farlo, io sono in Seraveza. Piacciavi avisarmi dove ò a essere, acciò che ci troviamo insieme, perchè stimo resteremo d'acordo. Pregovi mi rispondiate presto e risoluto.
A dì sei d'agosto.
Vostro Michelagniolo scultore in Seraveza.
Archivio Buonarroti. Di Firenze, 17 di settembre (1519).
CCCLXVIII.
A Pietro Urbano in Pistoia.
Pietro. — Io ti mando el saione, un paio di calze, la cappa e il feltro per uno che si chiama il Turchetto che sta in bottega di Buonarroto. Àvisami come tu stai,[309] e se ti bisognia niente. Io sarei venuto costa a vederti, ma io son tanto occupato, che io non mi posso partire: pure, se bisognia che io venga, avisa: e quando tu ti senti da venirne, manda di costà qualcuno fidato pel mulo, e scrivimi quello che io gli ò a dare, e io lo pagerò. Sta' sano e di buona voglia, e se puoi scrivimi la ricevuta de' sopradetti panni.
A dì diciassette di settembre.