Michelagniolo in Firenze.
Archivio Buonarroti. Di Firenze, (del giugno 1520).
CCCLXXIII.
(Al Cardinale Bernardo Dovizi in Roma).
Monsignore. — Io prego la vostra Reverendissima Signoria, non come amico o servo, perchè io non merito esser nè l'uno nè l'altro; ma come omo vile, povero e matto, che facci che Bastiano Veniziano pittore abi, poi ch'è morto Raffaello, qualche parte de' lavori di Palazo: e quando paia a vostra Signoria in un mio pari gittar via el servizio, penso che ancora nel servire e' matti, che rare volte si potrebe trovare qualche dolceza; come nelle cipolle per mutar cibo fa colui ch'è infastidito de' caponi. Degli uomini di conto ne servite el dì: prego vostra Signoria provi questo a me: e 'l servizio fia grandissimo, e Bastiano detto è valente omo: e se fia gittato in me, non fia così in Bastiano, perchè son certo farà onore a vostra Signoria.[312]
Museo di Berlino. Di Firenze, (1520).
CCCLXXIV.
A Sebastiano del Piombo? in Roma.[313]
Send'io a Carrara, per mia faccende, cioè per marmi per condurre a Roma per la sepultura di papa Iulio nel mille cinque cento sedici, mandò per me papa Leone per conto della facciata di San Lorenzo che voleva fare in Firenze. Ond'io a dì cinque di dicembre mi parti' di Carrara e andai a Roma, e là feci un disegno per detta facciata, sopr'al quale detto papa Leone mi dètte commessione ch'io facessi a Carrara cavare marmi per detta opera. Dipoi send'io tornato da Roma a Carrara l'ultimo di dicembre sopradetto, mandommi là papa Leone, per cavare e' marmi di detta opera, ducati mille per le mani di Iacopo Salviati, e portogli uno suo servitore detto Bentivoglio: e ricevetti detti danari circa a otto dì del mese vegnente, cioè di gennaio: e così ne feci quitanza. Dipoi l'agosto vegnente sendo richiesto dal Papa sopradetto del modello di detta opera, venni da Carrara a Firenze a farlo: e così lo feci di legname in forma propria con le figure di cera, e mandagniene a Roma. Súbito che lo vide mi fece andare là: e così andai, e tolsi sopra di me in cottimo la detta facciata, come apparisce per la scritta che ò con sua Santità:[314] e bisogniandomi per servire sua Santità condurre a Firenze e' marmi che io avevo a condurre a Roma per la sepultura di papa Iulio, com'io ò condotti, e dipoi lavorati, ricondurgli a Roma; mi promesse di cavarmi di tutte queste spese, cioè gabella e noli: che è una spesa di circa ottocento ducati, benchè la scritta non lo dica.[315]
E a dì sei di febraio mille cinque cento diciassette tornai da Roma a Firenze, e avend'io tolto in cottimo la facciata di San Lorenzo sopradetta, tutta a mie spese, e avendomi a fare pagare in Firenze detto papa Leone quattro mila ducati per conto di detta opera, come apparisce per la scritta; a' dì circa venticinque ebbi da Iacopo Salviati ducati ottocento per detto e feci quitanza, e andai a Carrara. E non mi sendo là osservato contratti e allogazione fatte prima di marmi per detta opera, e volendomi e' Carraresi assediare; andai a far cavare detti marmi a Seraveza, montagna di Pietrasanta in su quello de' Fiorentini, e quivi avend'io già fatte bozzare sei colonne d'undici braccia e mezzo l'una e molti altri marmi, e fattovi l'aviamento che oggi si vede fatto; che mai più vi fu cavato innanzi; a' dì venti di marzo mille cinque cento diciotto venni a Firenze per danari per cominciare a condurre detti marmi, e a dì venti sei di marzo mille cinque cento diciannove mi fece pagare el cardinale de' Medici per detta opera per papa Leone, da' Gaddi di Firenze, ducati cinque cento: e così ne feci la quitanza. Dipoi in questo tempo medesimo el Cardinale per commessione del Papa mi fermò che io non seguissi più l'opera sopradetta, perchè dicevono volermi tôrre questa noia del condurre e' marmi, e che me gli volevano dare in Firenze loro, e far nuova convenzione: e così è stata la cosa per insino a oggi.