Della pensione che voi mi scrivete, io non so di che voglia io mi sarò di qui a uno anno; e però non voglio promettere quello, di che io mi potrei pentire. Della provigione io ve n'ò scritto.

Archivio Buonarroti. Di Firenze, (del gennaio 1524).

CCCLXXXVI.

A Ser Giovan Francesco Fattucci in Roma.

Per darvi qualche nuova, poi che gli è tanto che io non vi scrissi, sapiate che 'l Guidotto, come sapete, avea mille faccende, e in pochi dì s'è morto e à lasciato el suo cane libero a Donato, e Donato ha comperato per portare bruno una cioppa a linia masculina; la qual vedrete se vien costà, perchè è buona ancora a cavalcare.

Altro non m'acade. De' casi mia, poi che siate mio procuratore, come à voluto el Papa,[335] vi prego mi trattiate bene, come sempre avete fatto, che sapete che io ò più debito con esso voi pe' benefizi ricievuti, che non ànno, come si dice a Firenze, e' crocifissi di Santa Maria del Fiore col Noca calzaiuolo.[336]

Archivio Buonarroti. Di Firenze, 26 di gennaio 1524.

CCCLXXXVII.

(A Piero Gondi in Firenze).[337]

Piero. — El povero ingrato à questa natura, che se voi lo sovvenite ne' sua bisogni, dice che quel tanto che gli date, a voi avanzava: se lo mettete in qualche opera per fargli bene, dice sempre che voi eri forzato, e per non la saper far voi, v'avete messo lui: e tutti e' benefizi che e' riceve, dice che è per necessità del benificatore. E quando e' benefizi ricevuti sono evidenti, che e' non si possono negare; l'ingrato aspetta tanto, che quello da chi egli à ricievuto del bene, caschi in qualche errore publico, che gli sia ocasione a dirne male, che gli sia creduto, per isciorsi dall'obrigo che gli pare avere. Così è sempre intervenuto contra di me: e non s'impacciò mai nessuno meco (io dico d'artigiani), che io non gli abi fatto bene con tutto el cuore: poi sopra qualche mia bizzarria o pazzia che e' dicono che io ò, che non nuoce se non a me, si son fondati a dir male di me e a vituperarmi: che è el premio di tutti gl'uomini da bene.