(A Giovanni Spina).
[345] .... arà, perchè io non ne voglio essere debitore. Ultima(mente) .... Antonio Mini che sta meco, le giornate di San Lorenzo gli (paga)sti la quantità de' danari che io volevo, che non avevi .... essi al banco. Io vi dico che e' danari e la provi(gione che io ò) dal Papa, io gli piglierò, per poterlo servire meglio et .... ro fo e per potere entrare nella casa che n .... San Giovanni detto; e se 'l Papa le dètte principio, lui .... me ne dia, io mi contento di quel di che la sua Santità si (vorrà contentar), e per ch'io credo che e' facci bene ciò che e' fa a non la (co)minciare altrimenti nè prima nè poi. E la pri(ma paga) ch'io n'ebbi fa ora otto mesi. Guardate se (riscontra con) la vostra e se avete commessione, datemela (in quella) quantità che mi toca in sino a oggi: se non l'ave(te) .... n'abbiate arrossire con me: basta che e' non si possa (dire ch'i') non l'abbi chiesta: e così m'è forza farlo in(tendere) per mia gustificazione.
La copia della lettera che io Michelagnio(lo) Buonar(roti) (ò manda)ta stamani a dì 18 d'ottobre 1524 a Giovanni (Spina) e Salviati. L'apportatore è stato Antonio Mini che (sta meco, scritta) in sur una carta come questa.
Archivio Buonarroti. Di Firenze, 24 di dicembre 1524.
CCCXCIII.
(A Giovan Francesco Fattucci a Roma).
Messer Giovan Francesco. — Per l'ultima vostra intendo come sarete spedito presto e tornerete; chè vi pare mill'anni. Io vi prego che voi torniate ora, e non indugiate, perche la cosa mia[346] non si può aconciare bene, se io non son costà in persona. E già è presso che l'anno che io cominciai a scrivervi, che se voi non avevi altra faccenda che la mia a Roma, che voi la lasciassi e tornassi, perchè io non volevo che si dicessi, che io vi tenevo costà per le cose che possono avenire. Dipoi visto che voi non tornavi, vi feci scrivere a ser Dino, che vostra madre non si sentiva bene e che voi tornassi presto a vederla. Ultimamente per messere Ricciardo Del Milanese vi mandai a dire che voi tornassi a ogni modo e lasciassi la mia faccenda; e pochi dì fa per Lionardo sellaro v'ò mandato a pregare del simile. Però io di nuovo vi prego, se voi non avete altra faccenda che la mia, che voi la lasciate e torniate súbito.[347]
Vostro Michelagniolo in Firenze.
Archivio Buonarroti. Di Firenze, 19 d'aprile 1525.