A messer Luigi del Riccio in Banchi.[389]

Messer Luigi, signor mio caro. — Il canto d'Arcadente[390] è tenuto cosa bella; e perchè secondo il suo parlare non intende avere fatto manco piacere a me, che a voi che lo richiedesti, io vorrei non gli essere sconoscente di tal cosa. Però prego pensiate a qualche presente da fargli o di drappi o di danari, e che me n'avisiate; e io non àrò rispetto nessuno a farlo. Altro non ò che dirvi: a voi mi racomando, e a messer Donato, e al cielo e alla terra.

Vostro Michelagniolo un'altra volta.

Archivio Buonarroti. Di Roma, (1542).

CDXXIX.

(A messer Luigi del Riccio in Roma).

Messer Luigi. — E' mi parebbe di far di non parere ingrato verso Arcadente. Però se vi pare usargli qualche cortesia, súbito vi renderò quello che gli darete. Io ò un pezzo di raso in casa per un giubbone, che mi levò messer Girolamo. Se vi pare, ve lo manderò per dargniene. Ditelo a Urbino o a altri, quello che vi pare. Di tutto vi sodisfarò.

Vostro Michelagniolo.

Archivio Buonarroti. Di Roma, (1542).

CDXXX.